Foibe, da Brescia la
condanna contro
ogni odio etno-razziale

Le celebrazioni per la Giornata in ricordo delle Foibe ha visto tutte le istituzioni unite SERVIZIO FOTOLIVEDopo Sanpolino la cerimonia si è spostata al cimitero di via MilanoLa commemorazione che si è tenuta al  quartiere di San BartolomeoLa deposizione della corona di alloro al monumento in Vantiniano
Le celebrazioni per la Giornata in ricordo delle Foibe ha visto tutte le istituzioni unite SERVIZIO FOTOLIVEDopo Sanpolino la cerimonia si è spostata al cimitero di via MilanoLa commemorazione che si è tenuta al quartiere di San BartolomeoLa deposizione della corona di alloro al monumento in Vantiniano
Irene Panighetti 11.02.2019

Il giorno del ricordo celebrato ieri a Brescia si è caratterizzato per «la condivisione del messaggio che sottende, e cioè che è una vicenda che riguarda tutti gli italiani», per citare le parole di Laura Busecchian, presidentessa della sezione bresciana dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd). E questa volontà di unire è forse la prima volta che si manifesta dal 2004, data dell’istituzione ufficiale di questa giornata da parte dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: perché la ricorrenza del 10 febbraio è sempre stata caratterizzata «da divisioni, negazionismi, strumentalizzazioni politiche, mentre questa volta mi pare che il messaggio sia chiaro, come dimostra anche l’inizio di un lavoro con Casa della memoria e con le scuole che mi fa particolarmente piacere», ha continuato Busecchian, presente a tutte e tre le occasioni di commemorazione di ieri assieme ad altri rappresentati diretti o di seconda generazione delle associazioni e delle famiglie dell’esodo giuliano dalmata, come Luciano Rubessa, esule istriano arrivato a Brescia all’età di 6 anni. MENTRE A PALAZZO Loggia la bandiera italiana e quella dell’Unione Europea erano esposte a mezz’asta per questa ricorrenza, le celebrazioni si sono tenute in tre luoghi periferici: come lo scorso anno, la prima tappa è stata a Sanpolino, dove è stata deposta una corona d’alloro così come è avvenuto successivamente al monumento ai Caduti al cimitero Vantiniano e, infine, a San Bartolomeo, luogo forse più significativo perché il quartiere accolse, dagli anni Cinquanta, gran parte delle persone provenienti da quelle terre orientali. A Brescia passarono in circa 5mila, in prima battuta dalla caserma Goito e da altri 4 campi di raccolta profughi in provincia, poi si sistemarono altrove, in città o fuori. Non a caso è stata proprio la tappa a San Bartolomeo quella più partecipata, anche come presenza delle istituzioni cittadine, provinciali e regionali, in una commistione di appartenenze politiche diverse: c’era Viviana Beccalossi assessora per il centrodestra in Regione Lombardia al fianco di Paola Vilardi, consigliera comunale di Forza Italia. «È bello vedere qui oggi persone di tutte le istituzioni, anche se di colore diverso, così come è bello vedere giovani che hanno raccolto il testimone per andare a avanti a trasmettere la memoria», ha commentato Viviana Beccalossi. Una memoria che «ha il compito di ricordare che la storia non va letta con gli occhiali delle ideologie», ha aggiunto il presidente della Provincia di Brescia Samuele Alghisi, confermato in questo dalla parole del sindaco della città Emilio di Brescia, accompagnato dalla vicesindaco Laura Castelletti. «Brescia si riconosce, tutta, in questo sforzo storico ed educativo di condivisione, facendo proprie le parole di Ciampi che 15 anni fa, in un clima diverso, aveva lanciato un messaggio contro l’odio etno-razziale e un appello alle nazioni europee di coniugare le tante differenze di identità che le contraddistinguono facendone la ricchezza. Un messaggio molto attuale e che la nostra città continua a portare avanti con la sua intelligenza, che si misura nella capacità di relazionarsi e di accogliere». «Un patrimonio che non dobbiamo disperdere e il senso del lavoro nelle scuole è proprio in questo sforzo», ha concluso il sindaco. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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