Figli di due
mamme, appello
al sindaco

Manuela Smeriglio e Francesca Lonia si sono unite in unione civile il 30 agosto 2017 a MessinaLe due donne hanno una femminuccia e un maschietto per i quali chiedono di essere iscritte all’anagrafe entrambe come mamme
Manuela Smeriglio e Francesca Lonia si sono unite in unione civile il 30 agosto 2017 a MessinaLe due donne hanno una femminuccia e un maschietto per i quali chiedono di essere iscritte all’anagrafe entrambe come mamme
Irene Panighetti 13.06.2018

Un gesto di riconoscimento, di rispetto, di coerenza e, anche, di amore. Questo chiedono al riconfermato sindaco Emilio Del Bono Francesca Lonia e Manuela Smeriglio. Bresciaoggi ha già raccontato la loro unione civile avvenuta il 30 agosto 2017 a Messina, la loro città natale, anche se ormai sono bresciane di adozione. Il 26 maggio è nato il loro secondo figlio: ora per lui e per la primogenita hanno chiesto all’anagrafe del Comune di comparire entrambe come madri. Richiesta negata (finora) con la motivazione che non c’è una legge che lo preveda. «È vero che non c’è una legge, ma è anche vero che non ce n’è una che lo vieti», commenta Michele Giarratano, avvocato delle due donne che ha anche seguito la vicenda di Torino, dove la sindaca Chiara Appendino ha trascritto all’ufficio Stato civile dell'anagrafe gli atti di nascita dei bambini figli di tre coppie omogenitoriali. «Ai sindaci chiediamo un atto di coraggio - spiega il legale - cioè di affermare un principio di uguaglianza in un contesto di vulnus normativo, poiché la parte relativa ai figli è proprio ciò che la legge Cirinnà non ha elaborato. I sindaci devono ricordare che al centro vi sono i diritti dei minori, ancor prima di quelli dei due genitori». DEL BONO, QUINDI, è chiamato a continuare nel percorso che la sua amministrazione ha intrapreso con l’adesione nel 2014 alla rete Ready (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere), senza dimenticare il contributo alla sua elezione arrivato da quei bresciani convinti che i diritti non hanno genere, come, tra gli altri, i candidati nella lista «Sinistra a Brescia», che nel proprio programma aveva inserito specificatamente questi temi. L’avvocata Ippolita Sforza, che era nella rosa di Sinistra a Brescia, sostiene che in realtà una normativa c’è, ed è quella «che prevede il riconoscimento dei figli delle coppie che hanno procreato con fecondazione eterologa; anzi non solo prevede, bensì pretende un’assunzione di responsabilità da parte dei genitori che hanno intrapreso questo percorso, siano essi una coppia etero o omosessuale. Del resto le coppie di donne che mettono al mondo un figlio hanno seguito tutte la strada della fecondazione eterologa all’estero, condividendo il progetto di diventare genitori». Francesca e Manuela questo progetto lo avevano già intrapreso in occasione della loro prima maternità e oggi si sono di nuovo messe in gioco in una delle sfide più ardue: essere genitori, buoni genitori. Alle spalle hanno una preparazione lunga anni di amore e ben 17 di convivenza. Quando Manuela lasciò Messina per motivi di lavoro Francesca la seguì e già stavano assieme da tempo. A Brescia hanno trovato accoglienza e opportunità di realizzare se stesse, individualmente e come coppia. Ora dalla città diventata ormai la loro casa, chiedono il riconoscimento non solo del loro amore, ma soprattutto dei loro figli. • © RIPRODUZIONE RISERVATA