Egle Tomasi,
la «fisica» con il
cuore bresciano

Una fase dell’intervento di Egle Tomasi nell’auditorium «Balestrieri»
Una fase dell’intervento di Egle Tomasi nell’auditorium «Balestrieri»
Irene Panighetti03.11.2017

«La curiosità: questo è ciò che muove un fisico, che prima di tutto è una persona che si pone domande su ciò che ci circonda, su come è fatto il mondo»: lo assicura Egle Tomasi, ricercatrice, fisico nucleare, che dopo essersi diplomata al liceo Bagatta di Desenzano e laureata a Padova, ha intrapreso il suo percorso di specializzazione, approfondimento e lavoro all’estero, dapprima in Germania, poi in Francia e Russia.

Tomasi oggi lavora al Commissariato per l’energia atomica di Parigi ed è considerata una delle più affermate scienziate del nucleare; per questo incontrarla è stata un’esperienza formativa per gli studenti del liceo scientifico Copernico, che ieri mattina hanno avuto l’opportunità di ascoltare il racconto della sua vita e di farle domande su sollecitazione del preside Luciano Tonidandel: «La curiosità è indice di intelligenza, quindi non abbiate timore».

Prima di entrare nel vivo della lezione di fisica gli studenti sono venuti a contatto con una donna che ha avuto il coraggio di studiare una materia che negli anni della sua formazione (Settanta-Ottanta) era considerata da uomini e lo è ancor oggi, sebbene con alcuni cambiamenti e distinguo: «La situazione varia a seconda dei paesi: quando andai in Germania, negli anni Ottanta, le donne che lavoravano non erano molte e nemmeno le ricercatrici nel mio settore: le poche donne che insegnavano fisica all’università erano italiane! In Francia, Spagna e Italia invece va meglio, anche se una donna che fa il mio mestiere è guardata con stupore. Mi è capitato di montare un apparecchio e avere un ragazzo alle spalle che controllasse se sapevo avvitare!».

OPPURE IN RUSSIA, a Dubna, presso il Joint Institute for Nuclear Research gestito congiuntamente da diciotto stati membri, qualche anno fa Tomasi portò il frutto del suo lavoro e, ha raccontato: «Ero guardata come una extraterrestre da una platea di soli uomini e per lo più anziani -. Anche se in Russia c’è un grande rispetto per la cultura e per la gente di scienza. Il fatto di essere stati isolati dalla Cortina di Ferro è stato positivo per la ricerca, che è potuta così evolvere in modo originale, mentre con la globalizzazione ciò viene meno».

Tomasi ha avuto coraggio ad essere una donna che studia una materia in cui la lingua italiana (ancora) non ha un termine per definire una professionista (lei, donna, è un fisico nucleare…) ma anche a lasciare il proprio paese per studiare e lavorare all’estero dove «non sei mai a casa tua, l’accento ti tradisce sempre... è un’esperienza che suggerisco di fare ma esorto anche a tornare per restituire ciò che si è appreso. Ottimo andare all’estero, imparare le lingue in modo da poter venire a contatto diretto con le persone e dimostrare che si interessa della cultura dell’altro, ma poi è bene tornare». Del resto, ha precisato Tomasi, «fare il fisico o lo scienziato è un mestiere che implica collaborazione internazionale, la ricerca è per sua natura libera dai confini, non ci sono segreti».

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