Droga nelle brioches Sequestrati 43 chili

Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile della questura diretta da Alfonso Iadevaia  LAPRESSE
Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile della questura diretta da Alfonso Iadevaia LAPRESSE
Paola Buizza 17.06.2018

Per comporre il puzzle mancano ancora tre «pezzi», ma il quadro è stato definito con chiarezza. Tassello dopo tassello la filiera della droga è stata ricostruita «fino al terzo grado», spiega Alfonso Iadevaia, dirigente della Squadra Mobile di Brescia che ha arrestato 11 ragazzi ritenuti responsabili di importazione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I NUMERI dell’operazione sono eloquenti: 43 chili di sostanza stupefacente sequestrata e con essa 100mila euro in contanti. Ma per arrivare a quei risultati sono stati necessari diciannove mesi di indagini. Tutto è iniziato da un intervento fatto dalla Squadra Volante della questura di Brescia nel novembre 2016, quando dalla segnalazione di musica ad alto volume all’interno di un appartamento di via Monte Ortigara, in città, si è arrivati al sequestro di otto chili di hashish, quattro di marijuana e di 76mila euro. Finita la festa iniziarono le indagini, da qui il nome dell'operazione «Party’s over». Quel quantitativo di droga, e soprattutto di denaro, andavano approfonditi. «Siamo risaliti a una ramificata rete di spaccio che operava tra Brescia e l'area di Desenzano - continua Iadevaia -. Tra gli arrestati ci sono giovani residenti a Desenzano, Prevalle e Lonato. Inizialmente il gruppo di via Ortigara si riforniva da una coppia di romeni residenti a Padova che consegnava a Brescia quantitativi importanti. Quando abbiamo bloccato il canale con l'arresto in flagranza dei romeni e il sequestro di 17 chili di marijuana, si è aperto un nuovo canale direttamente dalla Spagna». Sono 19 persone le persone complessivamente indagate nel contesto dell’inchiesta coordinata dal pm Fabio Salamone, 14 delle quali sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare. Quattro sono già in carcere - ne mancano tre attualmente latitanti - sette ai domiciliari. All’appello manca il «manager» dell’organizzazione, un bresciano di 26 anni deputato ad approvvigionare importanti quantitativi di sostanza stupefacente all'estero, ordini di 10 chili per volta. «Toccava la droga il meno possibile - sottolinea Iadevaia - la faceva recapitare a casa di persone insospettabili e altre ancora la consegnavano ai clienti». Il money transfer era uno dei metodi con il quale veniva effettuato il pagamento al fornitore spagnolo - anche lui latitante -, successivamente la marijuana sotto vuoto veniva spedita in Italia attraverso corrieri tradizionali. «Seppur costituita da soggetti giovani, fra i 20 e i 35 anni, era un’organizzazione molto manageriale, organizzata e articolata». Durante le indagini sono stati effettuati diversi sequestri di droga fino ad arrivare ai 43 chili totali e 100mila euro in contanti. A MARGINE di questo traffico di marijuana, «core business» dell’organizzazione, è emerso anche un singolare fornitore di cocaina - finito ai domiciliari -, specializzato nell’occultare la droga all’interno di accendini e di brioches. In quest’ultimo caso, il pusher - attrezzato a dovere - «farciva» i croissant con dosi di cocaina e poi li richiudeva abilmente nella confezione. Le indagini proseguono, anche in collaborazione con le autorità iberiche, per individuare il fornitore della marijuana che era di ottima qualità e veniva rivenduta a 3.500/3.600 euro al chilo. Quel che colpisce dell’intera operazione è la giovane età degli indagati, nemmeno trentenni e con un giro d’affari rilevante. «Il movente era quello del guadagno facile. Ha sorpreso anche noi la capacità di avere stabili rapporti con fornitori esteri - conclude Iadevaia -. In quel giro d'affari conta molto l'affidabilità economica». • © RIPRODUZIONE RISERVATA