Disegni o tecnologie?
La sfida
di Miyazaki

L’interno dell’albero incantato in «Il mio vicino Totoro»: i miti  del Giappone, la lezione di Lewis CarrollUn ritratto di Hayao Miyazaki nato a Tokyo il 5 gennaio del 1941
L’interno dell’albero incantato in «Il mio vicino Totoro»: i miti del Giappone, la lezione di Lewis CarrollUn ritratto di Hayao Miyazaki nato a Tokyo il 5 gennaio del 1941
Sara Centenari14.11.2017

Attesa commossa, tra felicità pregustata e sacro terrore. È il sentimento prevalente tra gli eterogenei rappresentanti dell’universo «fan di Miyazaki»: bambini dai sogni ancora sfrenati, studiosi, animatori. Pure a Brescia l’approdo alla multisala Oz di «Never-Ending Man - Hayao Miyazaki» suscita emozioni contrastanti: uno dei temi centrali del film di Kaku Arakawa, regista della tv giapponese Nhk, è il rapporto del più grande autore al mondo di cinema d’animazione con le nuove tentacolari tecnologie.

MOSTRO sacro del disegno, poeta custode della natura, geniaccio artigiano, cesellatore di dettagli parlanti e Prometeo multiforme del Sol Levante (e del sol Ponente), Miyazaki annunciò l’addio alle lucide scene nel 2013. Il mondo dei suoi spettatori rimase impietrito, comprendendo i vincoli dell’età e negandoli al contempo: se un artista è capace di tracciare le traiettorie inebrianti del- l’aliante di Nausicaa, generatrice di linfa vegetale tra i miasmi post-atomici della giungla tossica, se dipinge un Mediterraneo più intenso dell’originale, se immagina e anima la forza di Conan, le guance di Heidi, l’istinto di Mononoke o le trasformazioni omeriche di Porco Rosso, la fantasia di un simile cervello non potrà esaurirsi...

C’è grande curiosità, dunque, per questo documentario da parte di chi a Brescia costruisce da anni un ponte tra Giappone e Italia (e di «ponti» il leonardesco Miyazaki ne ha costruiti tanti, fino a chiamare il protagonista di «Porco Rosso» Marco Pagot, cognome d’arte dei fratelli ideatori di Grisù e Calimero).

PAOLO LINETTI è sceneggiatore di fumetti e colorista, responsabile delle attività museali del Diocesano di Brescia: organizza le giornate di cultura, spettacoli e mercati «Il Giappone nel Chiostro» di via Gasparo da Salò. «Andrò a vedere il documentario e spero di vivere le sensazioni del mio viaggio a Tokyo, al Museo Ghibli: esperienza da Alice nel Paese delle Meraviglie. L’immagine più forte, rispetto al tema della tecnica tradizionale che fronteggia gli scenari creati dalla computer grafica, è quella dei vasi con i “mozziconi“ consumati all’osso, esposti nel museo. Fa capire in un lampo come e quanto il regista abbia lavorato: nemmeno in dieci vite una persona normale potrebbe dar fondo a tutte quelle matite, creando capolavori» racconta Linetti, che ha curato l’allestimento della collezione Mazzocchi a Coccaglio.

Ci sono spettatori che guardano e riguardano Mononoke, Nausicaa, Arietty, per «respirare» la natura traboccante di vertiginoso realismo poetico di Miyazaki: come se le sue campanule e i suoi gelsi offrissero un’immersione così fine nel paesaggio, da superare quella «vera». Milioni di tavole che battono la realtà tout court e la realtà aumentata. «Straordinarie sono le tavole degli sfondi di “Princess Mononoke”: anche mia madre, che distingue le bocche di leone europee da quelle giapponesi, è stupefatta dalla cultura botanica inesauribile dell’autore de “La città incantata”!» prosegue Linetti. La creazione dell’ambiente immaginario e la tutela dell’ambiente sulla Terra sono vitali per Miyazaki (donò ingenti risorse agli sfollati dopo il disastro di Fukushima e non usa energia da centrali nucleari per lo Studio Ghibli). Linetti cita un ruscello rinato: «Vicino al museo c’è un corso d’acqua, pieno di carpe rosse. Miyazaki ha pagato la sua bonifica, l’ha ripulito».

Ad attendere con grande curiosità il documentario - come il film «Boro The caterpillar», previsto per il 2019 o 2020 (promessa-fatica che ribalta l’addio) è Riccardo Borsoni, direttore della Scuola Internazionale Comics di Brescia. «Uso i film di Miyazaki con i miei studenti, perdendomi negli infiniti dettagli “steampunk”. Quando disegna la tecnologia esprime un grande interesse per il passato della meccanica di gioielli a vapore come i treni a carbone o quella dei velivoli di ogni tipo: aerei, alianti, castelli... persino “isole”, nel caso di Laputa».

Anche la scuola di Palazzo Fè in corso Matteotti (informazioni 327 2409951) si è adeguata ai tempi, pur senza stravolgere l’impostazione. «Non era l’idea iniziale, la mia filosofia. Ma ci siamo dovuti arrendere all’interesse per i videogame, per lo studio di software di gioco, scenari, requisiti dell’hardware. Restano però centrali Fumetto, Illustrazione, Animazione, Grafica. Ospitiamo vari workshop e, dopo Natale, il corso di fumetto per ragazzi dagli 11 ai 14 anni. Mano libera e computer grafica? Qui sono tendenze equiparate».

La sfida tra tutela delle tecniche di animazione e cinema tradizionale e, dall’altra parte, fascino delle tecnologie digitali è affrontata anche dalla Fondazione Musil. «Stiamo appunto visionando una parte delle 4-5mila opere della Gamma Film di Gavioli, di cui disponiamo: girati e animazione, film pubblicitari e documentari. Amiamo e custodiamo pellicole in 35 millimetri e opere in rodovetro. Nello stesso tempo con convinzione abbiamo deciso di produrre il pluripremiato corto di Piero Tonin “Hòblio”, creato al computer» spiega Stefano Guerrini della Fonazione, che ha di recente trovato l’inedito di Olmi proiettato a Venezia (un teaser). «Non andrò a vedere il film su Miyazaki, però, perché proprio oggi sarà proiettato a Milano un lavoro in collaborazione con l’Accademia Santa Giulia, relativo alla mostra su Osvaldo Cavandoli».

Cavandoli, i fratellli Pagot: come è piccolo e immenso il mondo delle genti e della natura. Minuscolo e grandioso come lo descrive Miyazaki «sensei» («maestro»), che compie a gennaio 77 anni.

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