«Decreto sicurezza
A Brescia
non è sos»

Il prefetto di Brescia, Annunziato Vardè, interviene sul tema
Il prefetto di Brescia, Annunziato Vardè, interviene sul tema
Magda Biglia 16.01.2019

«L’attuazione del decreto legge sulla sicurezza non avrà un impatto forte nella realtà bresciana e non comporterà un aumento considerevole della fuoruscita dei richiedenti asilo dai centri di accoglienza straordinaria, dove il numero dei titolari di permesso umanitario che non potranno passare agli Sprar è abbastanza contenuto. Si tratta di un centinaio di persone sulla cui situazione si sta procedendo con equilibrio, adeguate valutazioni e con gradualità, senza nulla di traumatico seppur, com’è d’obbligo, in linea con quanto previsto dalle nuove norme». IL PREFETTO Annunziato Vardé getta acqua sulla miccia delle preoccupazioni dopo il decreto del 4 ottobre, divenuto legge al primo di dicembre. «Applicazione delle regole, con equilibro» è la parola d’ordine. A suo dire, il rischio di un aumento importante dei cosiddetti «invisibili» non esiste nel nostro territorio e di questo ha dato rassicurazione anche in un incontro con il sindaco di Collebeato Antonio Trebeschi, coordinatore del sistema Sprar, che ha cambiato il nome ma non la sostanza secondo la circolare del Dipartimento Immigrazione del ministero. Nuovo acronimo è Siproimi, Sistema protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati. Potrà occuparsi solo di chi ha ottenuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria. Il permesso per ragioni umanitarie è stato praticamente abolito. Però, qualcuno di quei cento potrà fare domanda al questore, che valuterà i requisiti, per ottenere il nuovo documento previsto nei casi speciali dalla legge (violenza, anche domestica, e sfruttamento, cure mediche, eccezionale calamità, atti di valore), rimanendo così nel sistema dell’accoglienza, ma soprattutto, sottolinea il prefetto, sarà possibile per gli «umanitari» cercare un lavoro per convertire il permesso. Così come possono trovarsi un’occupazione, o fare lavori socialmente utili, i titolari di permesso umanitario dello ex Sprar nel quale hanno comunque diritto di restare ma solo sino al termine del progetto che li ha visti coinvolti. È vero che, senza l’umanitario, i permessi concessi dalla commissione sono destinati a calare drasticamente, ma è calato anche il numero dei rifugiati ospitati in attesa della risposta e la durata della permanenza dopo la riduzione a due soli gradi di ricorso decisa già dal precedente Governo, con il ministro Minniti. I PROFUGHI arrivano ancora, ma «col gontagocce», affermano in prefettura; pochi sono i minori a Brescia, affidati alle comunità che si occupano degli under 18 problematici. Per loro la questione si porrà al momento della maggiore età, quando perderanno il diritto all’ospitalità. Sono 1720 ad oggi gli stranieri nei Cas, cui se ne aggiungono 420 negli Sprar di 35 paesi, con 9 comuni capofila. Una situazione sotto controllo secondo il rappresentante dello Stato a Brescia. Certo sono in aumento le espulsioni. Solo nella giornata di ieri, il prefetto, competente a firmarle su proposta del questore, ne ha siglate nove e ogni giorno gliene vengono indicate. «Negli ultimi tempi si sono intensificati gli accompagnamenti coattivi» dice Vardé. Ma l’allontanamento reale rimane un problema complesso, anche per i costi e per la scarsità di accordi internazionali: se nei Cpr non c’è posto, il questore consegna l’intimazione che, si sa, non viene sempre ottemperata. Uno dei nodi del discorso immigrazione è in ogni caso l’assenza da anni delle quote previste dalla legge Bossi-Fini, travolte dai flussi mediterranei, e non solo. «L’auspicio è che, affrontata l’emergenza, si possa tornare a un sistema di spostamenti organizzato e legale» si augura Annunziato Vardé. •

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