«Con oggi Brescia ha fatto un passo avanti»

La folla in piazza Vittoria per il comizio finale del Pride. Tanti partecipanti di ogni età, da Brescia ma anche dal Nord Italia e dall’estero FOTOLIVEAdriano BernasconiAndrea AiuLisa Maria SimensVanessa BragaglioAndrea AlbertiMaria Teresa BertolettiAlessandra BergamoCamilla FogliataOreste CamillettiAlessandro ZaccariaGianni ZardiniRihana
La folla in piazza Vittoria per il comizio finale del Pride. Tanti partecipanti di ogni età, da Brescia ma anche dal Nord Italia e dall’estero FOTOLIVEAdriano BernasconiAndrea AiuLisa Maria SimensVanessa BragaglioAndrea AlbertiMaria Teresa BertolettiAlessandra BergamoCamilla FogliataOreste CamillettiAlessandro ZaccariaGianni ZardiniRihana (BATCH)
Irene Panighetti18.06.2017

Di ogni età anche se in prevalenza giovanissimi, di ogni provenienza sociale e culturale, da tutta Brescia, dalla Provincia, da altre città del Nord Italia e anche dall’Africa. Questa la galassia che ieri ha partecipato al Brescia Pride.

Lisa Maria Simens, statunitense che da vent’anni vive sul Garda e che è venuta al corteo con il fratello e il di lui marito per «una giornata storica, da riconoscere come tale. A me sembra così naturale poter essere quello che si è ed essere rispettati, ma in Italia ancora non è così, nemmeno a Brescia; ma oggi la città fa un grande passo». C’era Aisha Batterini, da Trieste e al suo primo Pride in Italia, dopo uno fatto in Spagna. E c’era Rihana, nome d’arte per una trans proveniente dal Camerun, arrivata assieme al gruppo Lgbt di Verona accompagnati da attivisti del Circolo Pink con scritto sulle magliette: «meglio frocio che fascio». Ventitrè anni, da un anno e 9 mesi è scappata dal suo paese in quanto perseguitata per il suo orientamento sessuale e in Italia ha trovato rifugio: «Ecco perché sono qui: perché sono contro le discriminazioni», ha dichiarato. Altra trans ma con tutt’altra storia alle spalle Alessandra Bergamo, 28 anni, in corteo «per dare il mio contributo: io lo faccio con esibizionismo perché oggi è una giornata in cui questo è permesso, ma mi rendo conto che tutte le altre iniziative che si sono susseguite per arrivare a questa giornata sono state serie e importanti».

Più schivo Andrea Aiu, 22 anni, di origini congolesi, è arrivato dalla Valcamonica «dove c’è ancora un po’ di clima ostile ma via via si sta migliorando: io non ho avuto molti problemi di discriminazione», ha dichiarato. Dalla provincia, ma dalla Bassa Bresciana, è arrivato al corteo con un gruppo di amici Oreste Camiletti, 41 anni: «Finalmente un Pride in questa città!» ha esclamato, piacevolmente sorpreso per la partecipazione «perché in Italia siamo ancora indietro, la mentalità resta retrograda ed è così anche nel bresciano. Ma con oggi si fa un passo in avanti».

CONTENTO anche Andrea Alberti, storica figura del mondo gay bresciano: «Finalmente un Pride a Brescia! Peccato per il mancato patrocinio del Comune: non me lo aspettavo da una giunta che in altre occasioni si è dimostrata così aperta». Un atteggiamento che sconforta chi invece ha avuto il coraggio di non nascondersi e dire «che sono lesbica, senza più paura ma con molta fatica: ho ancora un po’ di problemi in famiglia, ma ci tengo ad essere qui, al mio primo Pride, per dire a tutti i genitori e al mondo che anche noi siamo esseri umani», ha dichiarato la ventenne Flavia Martinez.

In corteo anche tanti docenti, assieme ai loro alunni o con i colleghi: c’era il gruppo di insegnanti del liceo delle scienze umane De Andrè, che con il Brescia Pride ha condiviso alcuni tratti del percorso: grazie soprattutto all’impegno della vicepreside Alessandra Balestra a scuola nei mesi scorsi si sono tenute diverse iniziative contro il bullismo, contro le discriminazioni e la violenza. Balestra era ovviamente in corteo, con il collega Alessandro Zaccaria, che ha confermato: «sono tematiche che a scuola affrontiamo, senza incontrare difficoltà né con la dirigenza né con le famiglie». Tra gli ex alunni di questi professori vi era Vanessa Bragaglio, ora studentessa universitaria e de «la zebra a pois», il gruppo giovani del circolo Orlando di Brescia: «Sono qui perché sono lesbica - ha dichiarato - ma soprattutto perché sono convinta che bisogna impegnarsi ogni giorno contro le discriminazioni. Credo che il percorso fatto in questi mesi sia stato fondamentale: è servito ad educare la città e a far sapere a tutti che cosa significa essere lesbica, gay, trans, ma anche ad informare sulle leggi e sui diritti».

Anche Camilla Fogliata, 21 anni, già stagista per il Comune di Brescia, ha valutato molto positivamente tutto il percorso fatto e si è rammaricata del mancato patrocinio da parte del sindaco di Brescia, «ma almeno molti altri Comuni ci hanno sostenuto: io vengo dalla Valtrompia ed è stato incredibile vedere quanto questa valle così chiusa abbia saputo e voluto aprirsi». Vilma Caraffini proviene da quella zona, per la precisione da Concesio: ha 55 anni, è casalinga ed è stata al corteo «perchè è importante dimostrare per l’uguaglianza di tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale» I coniugi Rapino erano in piazza «perchè siamo orgogliosi di nostra figlia Cristina, che è tra gli organizzatori», ha osservato il padre, Gianfranco, che invece è molto meno contento «dell’Amministrazione della città che ha negato il patrocinio: squalifica se stessa e anche l’area politica cui si riferisce». Più netta sua moglie: «il sindaco si è comportato come Ponzio Pilato, non ha avuto il coraggio di decidere». Altra mamma felice di un «figlio gay sposatosi in Francia» Mariateresa Bertoletti, «senza parole per l’atteggiamento del sindaco».

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