Civile, i medici
contro il dg
e la burocrazia

Eugenio Barboglio 13.06.2018

Che serpeggi il malumore all’ospedale Civile, tra i medici, non è una novità. Ma adesso è esploso. A farlo deflagrare è stato un provvedimento del direttore generale. E l’assemblea che si è tenuta ieri in Aula Montini ne è stata una rumorosa conferma. Del malumore, della rabbia. Nel mirino, certo, quel provvedimento, ma soprattutto chi lo ha emanato, il direttore generale. Ezio Belleri è stato il convitato di pietra dell’assemblea dei camici bianchi, che non hanno mancato di puntare il dito sul dg per il clima di lavoro «insopportabile che si respira da anni nei reparti». Una novantina i medici che hanno partecipato all’assemblea. All’ordine del giorno la decisione dell’amministrazione di tagliare drasticamente il premio di risultato, qualora si evidenzino errori formali nella compilazione delle cartelle cliniche. Errori spesso veniali («il 50 per cento dei casi nel consenso informato») come la semplice assenza di una firma tra le tante che ad ogni visita, operazione o dimissione di paziente i medici sono chiamati ad apporre. Ma è solo un esempio: gli adempimenti burocratici sono numerosissimi, e per tempo dedicato gareggiano con le ore spese con i malati. Ci sono stati incontri di fuoco da quando il dg Belleri ha messo in calce delle schede di budget che definiscono economicamente gli obiettivi di un reparto una postilla che ha fatto sobbalzare i camici bianchi. Vi si annuncia che basta una scivolata, una svista nella compilazione delle Schede di dimissione ospedaliere (Sdo), e scatta la sanzione. Il fondo per la retribuzione di risultato è stato tagliato del 60%. Che vuole dire su 3,3 milioni di euro, 1,6 milioni in meno. «Inaccettabile», è il commento generale e dei rappresentanti sindacali di tutte le sigle della sanità. IL CONCETTO sostenuto nell’ assemblea di ieri è che al Civile ormai non si assume, che chi ci lavora, sia medico o paramedico, è costretto ad un superlavoro, ad ore di straordinario «regalate all’azienda», a visite compresse in 12 minuti l’una, e ci sono pagine e pagine sui giornali a testimoniarlo. E invece «di mettere i medici nella condizione di lavorare secondo la legge» ha gridato un medico, che si fa? Si ignora il peso del disagio, dei crescenti, asfissianti obblighi burocratici, e al minimo errore che su una qualsiasi carta ospedaliera può scappare a tutti dopo una lunga e pesante giornata con i malati, il medico è punito. Un medico ha raccontato del tempo buttato perchè il sistema informatico «pagato fior di quattrini» non funziona: «Stamattina per la firma elettronica sono entrato e uscito dal sistema sei volte». I sindacati lamentano che la misura è stata comunicata, ma non discussa preventivamente, «del resto con Belleri non c’è confronto, è una gestione monocratica, padronale, non è come con Coppini che ti riceveva e discutevi... A Belleri chiedi un appuntamento e lui non ti risponde, resti in attesa per mesi...», è stato detto. I medici, dopo le anticipazioni circolate via mail, si sono trovati davanti al fatto compiuto. Ma nell’assemblea di ieri hanno respinto «senza se e senza ma» il diktat del dg, «perchè le sue non sono proposte, sono diktat». Appunto. I medici chiedono che sia assegnato al controllo dei documenti del personale amministrativo, che se un primario o un assistente sbaglia qualcosa, si dimentica di una firma, ci sia un controllo prima di licenziare la pratica. Un controllo di qualcuno che si occupa per mestiere di atti amministrativi, e non di pazienti e malattie come un medico. «In fondo - sostiene una dottoressa - se si verificano sviste, non è certo perchè un medico non sa fare una firma o compilare una cartella clinica: siamo o no tutti laureati? Sarà dunque la gran parte delle volte per distrazioni, frutto di un carico di lavoro e di responsabilità enorme». I medici contestano insomma che si punisca per la pagliuzza, ignorando la trave delle immani spese legali sostenute dal Civile per il coinvolgimento in Stamina, gli sprechi, l’eccellenza dell’ospedale che ormai è solo un luogo comune - «conosciamo bene la realtà», esclama un sindacalista - i giovani medici che al Civile preferiscono altri ospedali. Perchè? «Perchè qui ormai lavorare per un medico è avvilente», «qui la regola e demotivare, demansionare, punire». Si evoca lo stato di agitazione, se qualcosa non cambierà. Si invoca la politica, «urge un incontro con chi governa la Loggia e la Regione». «Perchè andare avanti così non si può». • © RIPRODUZIONE RISERVATA