Buoni pasto, 100 ristoratori a bocca asciutta

La protesta di lavoratori coinvolti nel crac della Qui!Group, società di distribuzioni di buoni
La protesta di lavoratori coinvolti nel crac della Qui!Group, società di distribuzioni di buoni
Jacopo Manessi 23.09.2018

È scoppiata la grana dei buoni pasto: sono coinvolti, solo in città, più di un centinaio di esercizi. Bar o ristoranti che risultano creditori – da 2mila sino a 30mila euro – di Qui! Group, azienda distributrice dei buoni Qui!Ticket per pasti somministrati ai dipendenti del Comune di Brescia. Un'azienda che è stata dichiarata fallita, il 6 settembre, dal Tribunale di Genova. Aprendo un buco enorme. In Italia si parla di 123mila attività di somministrazione interessate e di 193 milioni di euro complessivi. Situazione che ha spinto Confesercenti a bussare in Loggia per chiedere l'istituzione di un fondo straordinario rivolto alle imprese interessate. «Avendo il Comune di Brescia aderito alla convenzione Consip, numerosi pubblici esercizi hanno conseguentemente sottoscritto contratti con Qui!Group per somministrare ai dipendenti comunali pasti attraverso il sistema a “buoni pasto parametrali“ – spiega Alessio Merigo, direttore generale di Confesercenti Lombardia –. Qui!Group, nel corso del tempo, ha avuto alcuni ritardi nei pagamenti delle competenze degli esercenti, poi rientrati. La situazione è però precipitata lo scorso luglio, sino al fallimento. Purtroppo, numerosi esercizi risultano oggi creditori per le fatture di luglio e agosto 2018. In alcuni casi, anche di giugno. Pur nella consapevolezza che il fallimento di Qui! Group non sia direttamente ascrivibile a ritardi di pagamento o comportamenti non corretti del Comune di Brescia, chiediamo al Sindaco l’istituzione di un fondo straordinario». Anche se emergono magagne più profonde nell'intero meccanismo. «Oltre al danno economico, c'è l’amarezza di subire il dissesto di una società selezionata da Consip secondo le più rigide procedure di finanza pubblica – aggiunge Merigo –. Un dissesto annunciato: stiamo attivando le procedure affinché le imprese possano insinuarsi al passivo del fallimento, ma sarà molto difficile poter recuperare i crediti vantati, se non in minima parte. Fino al 10%». Intanto la missiva indirizzata al sindaco è partita. E trova d'accordo Confcommercio. «Non so in che misura e in che modo, ma è necessario che l'amministrazione si faccia carico del danno – ragiona il presidente Carlo Massoletti –: i piccoli operatori su queste fatture fanno affidamento. Anche se la Loggia non ha colpe dirette, è auspicabile un intervento. In considerazione, comunque, del fatto che il sistema di scelta della Consip, a monte, presenta dei problemi». E gli imprenditori coinvolti cosa ne pensano? La sfumatura è leggermente diversa. «SIAMO AMAREGGIATI, anche perché le fatture non pagate risalgono pure a mesi precedenti di luglio e agosto» spiega Francesco Ferrara, socio di Raffaele Di Salvatore nella pizzeria Bella Napoli, e a nome di un gruppo di esercizi che comprende anche La Casetta e la trattoria Vantini. In tutto, i tre ristoranti devono percepire una somma superiore ai 50mila euro. «Pare che il Comune sapesse già dai primi di luglio della situazione, ma non abbia fatto nulla per bloccare l'andamento delle cose o per avvisare – aggiunge Ferrara –. Abbiamo proseguito per un mese: lo stop ai buoni pasto è arrivato solo intorno al 20 agosto. Avremmo potuto risparmiare 45-50 giorni di uscite. Ora attendiamo una risposta dal sindaco, anche perché non si parla di spiccioli». Emergono infine, secondo le parole del ristoratore, inquietanti pregressi. «Qui! Group era diventata ballerina già da un annetto – chiude –. C'erano fatture arretrate che risalivano al 2016». • © RIPRODUZIONE RISERVATA