«Brescia si svegli,
la delazione
uccide il Civile»

Il cardiochirurgo Claudio Muneretto ha incontrato la stampa  FOTOLIVE
Il cardiochirurgo Claudio Muneretto ha incontrato la stampa FOTOLIVE
Eugenio Barboglio 10.07.2018

Non è finita con il proscioglimento la battaglia di Claudio Muneretto, l’ex direttore della cardiochirurgia universitaria uscito ancora una volta pulito da un’aula di tribunale. Non è finita con la sentenza, ora il medico vuole che gli sia restituita «la dignità massacrata, come è stata massacrata l’immagine dalla cardiochirurgia pubblica e dell’università». Il medico, che giovedì ha partecipato al concorso per il primariato al Civile, ruolo che le vicende giudiziarie gli avevano tolto, vuota d’un fiato un sacco che in questi anni si è riempito di profonda amarezza.

«QUESTA CITTÀ si svegli e cerchi di capire cosa sta succedendo al Civile - dichiara Muneretto -. Brescia lo deve fare prima che questo ospedale, le cui performance sono crollate drasticamente, scada definitivamente al livello di una Corleone». Il dito è puntato su una pratica odiosa, che è alla base di quello che è successo a lui, la pratica delle lettere anonime: «È stata via via massacrata la mia reputazione. Ma non si è trattato come qualcuno può pensare di una bega tra medici. È stata una vera e propria associazione a delinquere che opera agli Spedali Civili». Respinge l’etichetta di complottista, le lettere anonime sono «un fenomeno sempre più diffuso e noto all’ospedale», assicura. Uno strumento «di competizione professionale attraverso il quale si eliminano concorrenti a posti di rilievo». Non è più allora solo questione di titoli, Muneretto elenca i suoi, che ne fanno una figura di rilievo anche internazionale.

MA IMPOTENTE difronte alla delazione: «Non parlo solo delle lettere anonime il cui contenuto è stato completamente smentito dal procedimento giudiziario per la morte della signora Angiola Maestrello, parlo di altre, indirizzate a famigliari e pazienti cui avevo messo un bypass, ad esempio. Lettere in cui si scriveva che i bypass avrebbero finito per non funzionare, lettere che hanno gettato nel terrore famiglie e fatto ammalare persone». Il professor Muneretto in sostanza si appella a quella stessa magistratura (fatto salvo riservarsi azioni giudiziarie di sua iniziativa) che lo ha scagionato, affinché tragga le conseguenze da questa vicenda. E metta l’impegno messo sul suo caso per togliere il coperchio a questa pratica anonima che «ha distrutto una delle unità migliori dell’ospedale, con dati di mortalità bassissimi». E valuti attentamente «il perché chi agli Spedali Civili doveva arginare, ostacolare questa pratica non lo ha fatto, chi doveva tutelare i medici e garantire la loro privacy da episodi in cui letteralmente cartelle cliniche sono state rubate e diffuse non lo ha fatto», denuncia.

TRAVOLGENDO o mettendo in seria crisi la carriera di altri oltre a lui, «come il professor Gian Luigi Bisleri, per tantissimi anni accanto a me, anche lui fatto bersaglio di maldicenze e costretto ad andarsene. Ma dove ha trovato posto? Non nell’ultima struttura d’Italia, ma alla Queen’s University di Kingston in Canada, ateneo premio Nobel nel 2015. Un’altra perdita importante per il Civile, un altro segno della decadenza dell’ospedale negli ultimi anni». È tutt’altro che finita dunque la battaglia di Claudio Muneretto, che il medico combatte soprattutto perché «nessuno debba più soffrire atrocità» come quelle che ha patito lui. E nella sua battaglia c’è anche il ritorno alla guida della cardiochirurgia ospedaliera bresciana, ma se sarà cosi, non potrà essere che ad una condizione: «Che non ci siano più coloro che mi hanno ingiustamente diffamato e accusato, di molti di loro agli atti ci sono le testimonianze giurate». • © RIPRODUZIONE RISERVATA