Bettoni, nuovi
traguardi oltre
la Brebemi

La partenza «trionfale» dell’auto storica che il 23 luglio 2014 ha consentito al presidente Francesco Bettoni di fare «il giro d’onore» sulla A35
La partenza «trionfale» dell’auto storica che il 23 luglio 2014 ha consentito al presidente Francesco Bettoni di fare «il giro d’onore» sulla A35
Luciano Costa13.11.2017

Oggi la Brebemi presenta al grande pubblico l’anello che, congiungendola alla A4 - l’autostrada che prima di salire verso Bergamo le scorre al fianco - stabilisce la fondatezza e l’indissolubilità del matrimonio. Il presidente Francesco Bettoni, pur soddisfatto di come sono andate fin qui le cose, dice che «molto resta ancora da fare», che lui c’è e, pur sentendo gli anni che passano - sono 69, per quanto ben portati - intende «restare almeno per il tempo necessario a completare il progetto e presiedere la cerimonia che salutando la conclusione dei lavori avrà di fatto annullato le distanze con le grandi metropoli e il resto dell’Europa».

Franco Bettoni è nato e cresciuto nel mondo agricolo, poi ha preso le distanze da quelli che da quel mondo volevano solo voti. Ha lottato per far cambiare strategie e promuovere innovazioni, non è mai sceso in politica e ha accettato solo, per conto della politica, di presiedere la Camera di commercio di Brescia: per lui, in quel lontano 1992, era «il luogo ideale per far crescere idee e progetti finalizzati allo sviluppo generale». Bettoni ha obbligato l’agricoltura bresciana a cambiare modo di proporsi, a dialogare con la politica e con la grande economia. «Semplicemente - dice - ho aperto porte rimaste troppo a lungo chiuse e preteso rispetto e pari dignità per gli agricoltori».

Però, dopo anni di parole prestate all’agricoltura, accettando di mettere in programma una nuova autostrada, in pratica è andato a mettere asfalto proprio dove gli agricoltori seminavano frumento e mais…

«È vero, ma non mi pare vi fossero alternative. Brescia reclamava sbocchi veloci e non intasati guardando a Milano. Il progetto di una direttissima verso la metropoli sembrava aspettare solo che qualcuno lo togliesse dal cassetto e andasse a proporlo. Si trattava di fare senza provocare disastri, cercare accordi tra economie e interessi diversi, assicurare sviluppo senza decretare la morte dell’agricoltura...».

Il che ha portato Francesco Ferrari, allora leader della Coldiretti bresciana, a gridare allo scandalo e a chiederle coraggiosi ripensamenti...

«Dissi a Ferrari che, non potendo cancellare il progresso, insieme si poteva almeno tentare di farlo ragionare. Ricordo che lui propose un azionariato popolare e diffuso impostato sul principio di terra in cambio di azioni nella società destinata a reggere le sorti della nuova autostrada. Purtroppo, i tempi non erano ancora pronti ad accettare sfide di quella portata».

Era invece maturo il tempo per dare il via all’avventura...

«A quel punto, però, non si trattava più di iniziare l’avventura, ma di trasformarla in un’impresa condivisa e talmente solida da essere portata avanti senza esitazioni».

Detto e fatto?

«Pur tra mille difficoltà e altrettante incomprensioni, si è passati dal dire al fare e dal fare al concludere con coraggio e con sempre maggiori consensi».

Ora che si è giunti al capitolo finale, potrebbe godersi la meritata pensione. O no?

«Se era doveroso completare il progetto, altrettanto doveroso è restare fin quando l’ultimo tassello sarà al suo posto».

Vuol dire che rimane molto altro da fare?

«Non tanto, solo qualcosa per dire che il piano per un’ autostrada innovativa, bella, sicura e ecologicamente apprezzabile è stato rispettato, rispettando previsioni ed esigenze del territorio».

Serviranno anche accordi con le altre realtà autostradali?

«Misurati i rispettivi vantaggi e verificata la bontà delle connessioni, credo che tutto diventerà più facile. Importante è che l’insieme delle cose fatte torni a beneficio esclusivo della collettività».

Inquinamento a parte, ovviamente...

«Credo che la storia dovrà riconoscere alla Brebemi il titolo di autostrada che, per prima, ha usato materiali innovativi e in sintonia con l’am- biente. Ha piantato migliaia di alberi e favorito chilometri di verde alternativo; ha salvato e collocato in musei una massa enorme di reperti archeologici, ha risolto problemi di viabilità come i vari Comuni attraversati, da soli, non avrebbero mai potuto fare. Ed ancora, ha dato impulso alle economie e creato occupazione, ha messo la sicurezza degli utenti al primo posto e magari ha scritto una pagina nuova e coraggiosa del manuale dedicato alla costruzione di strade e autostrade».

In verità, c’è qualcuno che si augura di non dover mai più costruire autostrade…

«Bello, ma assurdo. Il Paese ha bisogno di sviluppo e questo passa anche dalla realizzazione di autostrade per accorciare le distanze. Più che dinieghi servono investimenti per non vedere passare il carro delle opportunità senza potervi salire. Il prossimo carro potrebbe essere quello della via della seta: opere stradali per congiungere l’Europa all’Asia».

In tal caso, lei resta o se ne va?

«Io ho già dato, altri devono provare a dare. Potrei restare per mettere a disposizione le esperienze accumulate. Ma potrei anche andare senza per questo avere rimpianti».

Magari le resterebbe il cruccio di non aver fatto abbastanza, ad esempio, per aiutare la Valtrompia e la Valcamonica a dotarsi di grandi opere strategiche anche in chiave europea...

«Un cruccio lo posso sopportare, di altro non mi sento responsabile».

Quindi, l’impresa Brebemi finisce qui?

«Non ancora. Però finirà in pochi anni, quelli che servono per chiudere i conti e assicurare alla società un bilancio attivo e in grado di generare utili».

Che voto dà alla sua Brebemi?

«Più che sufficiente. Ovviamente, i critici continueranno ad esistere, ma potremo sempre ribadire che abbiamo fatto quello che altri non si sarebbero neppure sognati di fare. Se posso esagerare ,dico che la Brebemi è un altro vero miracolo italiano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. In più, arriviamo in anticipo sui tempi previsti».

E domani?

«Se toccasse a me decidere, darei impulso alla Cremona - Mantova, al raccordo Bergamo-Treviglio e alla cosiddetta Corda molle; in Italia metterei tra le priorità la viabilità del Centro-Sud».

Per finire, non è che han suonato dalle sue parti le campane della politica?

«Hanno suonato, ma non hanno trovato ascolto. Lo ripeto: io ho già dato».

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