Auschwitz, l’emozione
è tutta nella memoria
degli studenti

Dopo la visita ai lager gli studenti hanno scoperto Cracovia e la sua storia meno recenteUn momento della serata «artistica» dedicata alla memoriaTutti gli studenti hanno assistito all’esibizione delle singole scuoleTanti i giovani bresciani coinvolti nell’iniziativa nel segno della storia
Dopo la visita ai lager gli studenti hanno scoperto Cracovia e la sua storia meno recenteUn momento della serata «artistica» dedicata alla memoriaTutti gli studenti hanno assistito all’esibizione delle singole scuoleTanti i giovani bresciani coinvolti nell’iniziativa nel segno della storia
06.11.2017

Milena Moneta

CRACOVIA (Polonia)

Un bel sole splende su Cracovia e aiuta a elaborare l’esperienza emotivamente forte dell’incontro con i lager - Auschwitz e Bierkanau -, con l’orrore finora solo immaginato e per la prima volta quasi toccato con mano, sotto una lente di ingrandimento che lascia spazio solo alla condanna e alla pietà. Ieri sera tutti insieme si è assistito ai lavori proposti dalle scuole coinvolte nel progetto, coordinato da Lorena Pasquini dell’archivio storico Bigio Savoldi: tanti linguaggi, dalle immagini alla poesia, dai simboli al disegno, dalla danza al canto, alla musica, per raccontare, anche in pochi minuti, la profonda riflessione che quel passato può, ancora e per fortuna, suscitare nei giovani. «Si vede che noi partecipanti ci tenevano proprio a realizzare un lavoro significativo. Si vede che ogni scuola ha lavorato molto» è il parere di Mirko Pavic, studente del Perlasca.

Poi arriva la musica dei Klezmorim, gruppo musicale che accompagna il viaggio, e la parola dell’attore di Filippo Garlanda con lo spettacolo Le scarpe sono buone, costruito con le parole di Primo Levi, scrittore continuamente evocato nei lavori dedicati al «Viaggio verso Auschwitz» e «Il viaggio del testimone». Sul treno che ci riporterà indietro si vedranno i filmati realizzati per «Il viaggio del ritorno», fino a concludere con il canto di Ulisse, evocato nel lager da Levi e ricordato in uno dei capitoli più famosi di «Se questo è un uomo», per «praticare la bellezza» sempre.

ORA L’ESPERIENZA toccante prosegue con la visita della città, resa ancor più vivace dalla presenza degli universitari, anche italiani qui per l’Erasmus che ci vengono a salutare, come il bresciano Filippo Muraro del Politecnico. Cracovia bellissima offre un ulteriore momenti di riflessione con la visita al Kazimierz, il quartiere ebraico, un tempo densamente abitato, Nello stesso quartiere, in Staraza Jezdnia, ci si ritrova tutti per un concerto dei Klezmorim, il complesso musicale bresciano che ci segue nel viaggio. Erika Capuzzi dello Sraffa che ha scritto una poesia per l’occasione «Io ero lì», accompagnata da immagini dense di significato realizzate dai suoi compagni, dice: «É un’esperienza che volevo fare da molto per capire fino in fondo fin dove può arrivare la mente umana, la crudeltà degli uomini e permettere a me a tutti di tener vivo il ricordo di quelle vittime sacrificate senza un motivo». «Finchè non si arriva ad Auschwitz - aggiunge Leonardo Montini di Ghedi - non si può capire la brutalità esercitata verso i prigionieri». «Davvero il titolo utilizzato da Lievi, «Se questo è un uomo» non poteva essere più azzeccato - conclude Pierre Pancera di Offlaga - Qui si vede che si è persa ogni umanità». «Come tutto sia stato possibile è la domanda che continuamente ti poni aggirandoti tra questi luoghi terribili» è il commento di Maria Giulia Turrini di Calvisano.

«Mi ha colpito molto l’organizzazione perfetta del crimine - riprende Mirko - traumatico che tanta efficenza fosse diretta al male». «Un viaggio che mi sta piacendo - afferma Nicoletta Rossetti - molto forte, ma è servito a farmi capire molte cose. Per esempio ci lamentiamo di piccole scomodità, del disagio di viaggiare in cuccetta. E poi vedi i vagoni ti passa davvero tutto e apprezzi il bello e il bene che abbiamo». Per il professor Riccardo Colosio del Leonardo: «L’esperienza è positiva per due aspetti: per il contenuto denso, e per le relazioni che si creano tra gli studenti».

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