Arriva l’influenza,
epidemia
verso il picco

Lisa Cesco 18.01.2019

Febbre alta, dolori alle ossa e articolazioni, affezioni alle prime vie aeree, spossatezza. Con questi sintomi caratteristici l’influenza sta mettendo a letto nel primo scorcio dell’anno quasi 7200 bresciani, in attesa del «picco» di contagio, previsto tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio. Secondo l’ultimo rapporto InfluNet, la rete di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza coordinata dall’Istituto superiore di sanità, in Lombardia nella seconda settimana del 2019 si sono registrati 5,99 casi ogni mille assistiti, segno che la curva epidemica sta salendo (nella prima settimana dell’anno i casi erano 4,68 per mille), anche se il livello di incidenza rimane inferiore a quello della scorsa stagione (ed è invece paragonabile a quello delle stagioni 2010-11 e 2014-15), ed è più basso rispetto alla media nazionale – pari a 7,13 casi – e ad altre Regioni più colpite, come Piemonte, Lazio, Abruzzo, Campania e Sicilia. SEGNALI che fanno presagire un impatto meno pesante dei virus influenzali in circolazione rispetto allo scorso anno, che aveva fatto registrare un boom di contagi e decessi triplicati. Va ricordato che l’influenza e la polmonite sono classificate tra le prime 10 principali cause di morte in Italia. Secondo gli esperti questa stagione dovrebbe essere di intensità media, con 4-5 milioni di casi in Italia, oltre agli 8-10 milioni dovuti a forme derivanti da altri virus respiratori. Al momento ad essere maggiormente colpiti sono i bambini da zero a quattro anni, con un’incidenza in Lombardia di 11,89 casi per mille, mentre nelle persone più mature, sopra i 65 anni, la diffusione dei virus influenzali continua a mantenersi molto più contenuta (2,89 casi per mille). «Quest’anno sta andando bene, l’influenza risulta avere una tendenza di crescita molto lenta, a differenza di quanto accaduto lo scorso anno, quando già dopo Natale era esploso il contagio che aveva messo a dura prova medici del territorio e Pronto soccorso», commenta Angelo Rossi, medico di medicina generale e segretario provinciale della Fimmg, oltre che “medico-sentinella” sul territorio, incaricato insieme ad altri suoi colleghi di segnalare i casi di influenza alla rete nazionale InfluNet. «Da inizio anno in ogni studio medico mediamente non si riscontrano più di 3 o 4 casi di influenza a settimana, oltre a sindromi da raffreddamento e a qualche caso di broncopolmonite, che rientrano nell’andamento normale della stagione più fredda», chiarisce Rossi, invitando tuttavia a stare all’erta, perché l’andamento dei virus è imprevedibile, «e la stagione non è ancora finita: fino a febbraio non possiamo stare tranquilli». Quanto ai piccoli, si tratta per lo più di casi di influenza non intensi, gestibili a casa dai genitori con la supervisione del pediatra. Questo spiega perché al Pronto soccorso pediatrico del Civile per il momento non ci sia stato il tradizionale “assalto” di inizio anno. «Anzi, in questi primi giorni dell’anno abbiamo accolto 1289 piccoli, un centinaio in meno rispetto a quanto accaduto nello stesso periodo del 2018», conferma il responsabile del Pronto soccorso Alberto Arrighini, che segnala invece fra i bambini di pochi mesi la presenza di casi di bronchiolite, malattia virale in cui possono essere implicati anche virus influenzali o parainfluenzali. PER PROTEGGERLI, le regole sono note, ma spesso trascurate: «Evitare di portarli in luoghi affollati, dove c’è più probabilità di contagio – ricorda il pediatra -, coprire naso e bocca in caso di starnuti e tosse, e soprattutto lavarsi spesso le mani, un gesto semplice ma fondamentale per la prevenzione delle affezioni stagionali». Nell’attività di promozione della campagna vaccinale per le categorie a rischio, come anziani e cronici, quest’anno ha giocato un ruolo importante il coinvolgimento dei medici di famiglia, grazie a condizioni contrattuali più favorevoli che hanno fatto salire a oltre 500 (su 700 totali) i medici aderenti. «Si è sfruttato il vantaggio della capillarità degli studi medici – analizza Rossi -. Molti neo 65enni, ad esempio, hanno accettato di buon grado anche la vaccinazione anti-pneumococcica per contrastare il rischio polmoniti, proposta contestualmente all’antinfluenzale». In prospettiva migliorativa i medici chiedono più tempo: oltre al mese di novembre, prevedere un paio di settimane in più per vaccinare sarebbe l’ottimale, perché anche successivamente arrivano richieste di pazienti per la vaccinazione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

CORRELATI