Appalti pilotati
L’inchiesta apre
nuovi scenari

Gli orizzonti  dell’inchiesta sul presunto giro di appalti in Valcamonica si sono allargati negli ultimi giorni
Gli orizzonti dell’inchiesta sul presunto giro di appalti in Valcamonica si sono allargati negli ultimi giorni (BATCH)
19.03.2018

A tre settimane dall’esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare che in Valcamonica hanno squarciato un velo su un presunto giro di appalti pilotati e corruzione che ruotava attorno al sindaco dimissionario di Malonno Stefano Gelmi, si aprono nuovi scenari nell’indagine coordinata dal pm Ambrogio Cassiani. Gli inquirenti hanno acquisito una mole di nuova documentazione contabile-amministrativa negli enti locali del comprensorio. Sotto la lente stanno finendo le commesse ottenute dagli otto imprenditori indagati in altri Comuni, e in particolare di quelli che fanno parte dell’Unione delle Alpi Orobie. L’obiettivo è cercare di appurare se il milione di euro di lavori affidati ad imprenditori edili compiacenti con gare «pilotate» sia un caso circoscritto a Malonno o la punta di un iceberg di un «sistema» sedimentato. Stando alla procura, Gelmi ha indirizzato l’incarico per opere di illuminazione pubblica, del rifacimento dei marciapiedi e restyling della biblioteca «agli amici degli amici», sfruttando le modalità di appalto della Centrale unica di committenza dell’aggregazione di Comuni che, oltre a Malonno, conta anche Edolo, Corteno Golgi e Paisco Loveno e Sonico.

NONOSTANTE LA CENTRALE fosse stata costituta per rendere più trasparente l’affidamento dei lavori pubblici, snellire la burocrazia, rafforzare il potere contrattuale degli enti locali e alimentare una concorrenza virtuosa tra le aziende, con la complicità di due ex dipendenti degli uffici Gelmi era riuscito a creare un corto circuito. Le ditte che partecipavano al bando sapevano prima quando la gara veniva pubblicata on-line, in modo da poter saturare con le loro offerte il numero dei concorrenti ammissibili e ridurre al minimo i ribassi di offerta. Costituivano un cartello per far vincere una determinata impresa e beneficiare dei conseguenti subappalti, evitando la concorrenza. In un caso i funzionari della Cuc avrebbero aperto una busta e modificato l’offerta di un imprenditore coinvolto, che era stata superata da un altro concorrente che aveva deciso di rompere gli accordi e muoversi in autonomia. Per appurare se il metodo sia stato applicato ad altri appalti e in altri Comuni, gli inquirenti stanno ascoltando imprenditori esclusi dalle gare, funzionari e amministratori. E a tre settimane dalle ordinanze di custodia cautelare, gli orizzonti dell’inchiesta sembrano allargarsi.