Alcol, tag, risse
ed eccessi: Brescia
«sfida» il degrado

Bottiglie abbandonate a terra
Bottiglie abbandonate a terra
Eugenio Barboglio 08.11.2018

Tanto in una metropoli come in una città come Brescia di medie dimensioni, l’ordine pubblico non è messo in crisi solo dai criminali incalliti, e dai reati gravi, dai rapinatori o dagli spacciatori di droga, dalla cocaina o dalla incontrollata sete di denaro facile. C’è tutto un sostrato di eccessi, di comportamenti deviati che hanno come protagonisti soprattutto giovani e giovanissimi, ma non solo. Comportamenti che configurano microreati, che presi singolarmente si potrebbero derubricare a ragazzate, ma che sommati uno ad uno, presi a livello di gruppo, di massa, diventano fenomeno sociale.

UN FENOMENO con il quale si trovano a fare i conti le amministrazioni comunali di oggi, e probabilmente ancora di più quelle di domani. Che mentre assistono alla diminuzione, è ad esempio il caso di Brescia, dei reati gravi, vedono crescere la maleducazione, l’inciviltà diffusa tra i propri cittadini, manifestata da comportamenti che spesso, non essendo sempre disciplinati da una legge, ricevono il biasimo e al massimo una lieve sanzione. Insultare un insegnante, urinare per strada, urlare sotto l’effetto dell’alcol in piena notte, sfrecciare a folle velocità nelle vie del centro, l’accattonaggio molesto, i graffiti sui muri e monumenti storici, le auto danneggiate per gioco, le risse tra baby gang. Un allarme sociale a bassa ma continua e crescente intensità, trattato spesso con la scorciatoia dell’indifferenza, perchè se per spaccio e rapine una strategia c’è, questi comportamenti non sono facili da reprimere. Eppure ci si prova. I dati forniti dal Comune di Brescia fotografando l’attività di contrasto della polizia Locale, evidenziano anche la portata del fenomeno. Sono relativi ai primi nove mesi di quest’anno e di quello precedente. I comportamenti sono quelli in parte già citati, e sono episodi contrari al decoro, di danneggiamento del patrimonio pubblico, i rumori molesti, il consumo smodato di alcol. In qualche caso si nota tra i due anni una differenza in positivo, in qualche altro è in negativo. Complessivamente, l’ inciviltà è in crescita, ma siccome la misura è il numero di sanzioni erogate dalla polizia locale, non è escluso che lo scarto sia frutto di una maggiore pressione delle forze dell’ordine. Che sicuramente hanno aumentato i controlli sull’accattonaggio molesto ad esempio, vista l’escalation di infrazioni rilevate. Dai dati emerge l’incremento delle sanzioni per ubriachezza molesta in luoghi pubblici, e delle multe per bivacchi dove è vietato.

«SE NON C’È rispetto per il bene pubblico - spiega Simona Caravita, docente di psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università Cattolica di Brescia - è perchè manca il senso di appartenenza, l’immedesimazione nella comunità, più difficile soprattutto nelle grandi città. Una dinamica, quella di creazione di un’identità sociale, che va favorita attraverso eventi collettivi e processi educativi, a partire dalla scuola». Fermare l’inciviltà è una impresa possibile: «Occorre recuperare la dimensione del controllo sociale - dice Caravita - . Parlo di istituzioni e adulti. Un tempo se si vedeva un ragazzo comportarsi male glie lo si diceva, ci si sentiva autorizzati e supportati da altri adulti». E ancora: «Va contrastata la cultura del tutto è permesso, favorendo invece l’identificazione con la comunità».

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