Agosti: «Costretto
a chiudere il Piccolo
Cinema Paradiso»

Silvano Agosti, 80 anni: cineasta, scrittore, poeta e saggista
Silvano Agosti, 80 anni: cineasta, scrittore, poeta e saggista
Gian Paolo Laffranchi 15.11.2018

«Non sono diventato Silvano Agosti. Sono rimasto Silvano Agosti». L’artista che non lavora per diventare: si adopera per l’arte, da sempre. Se manda avanti un cinema - nel suo caso due - lo fa con l’animo «del cineasta». E allora se la burocrazia opprime l’arte, «meglio chiudere». Un taglio netto, se non c’è altra via. Agosti, bresciano, ottant’anni vissuti «da uomo libero», è uno dei pochi registi italiani citati nella biografia di Ennio Morricone (la collaborazione risale al suo debutto nel ’67: «Per me o c’è lui o Nicola Piovani», tertium non datur); Agosti è un gestore esausto e annuncia: il suo Piccolo Cinema Paradiso sta per serrare i battenti. Dopo vent’anni di onorato servizio. A meno che non ci sia qualcuno disposto a raccogliere il testimone in via Lana 15, con tutte le doverose accortezze.

Quanto è concreto il rischio di una chiusura?
Più che un rischio è una certezza, se non succede qualcosa nelle prossime settimane. Perché esco scoraggiato dal confronto con le novità burocratiche del 2019.

Lei si occupa anche della gestione del cinema Azzurro Scipioni a Roma.
Appunto: dopo una lunga e attenta riflessione, valutati i rischi che ci aspettano, per evitare situazioni irreparabili credo sia inevitabile chiudere col 31 dicembre a Brescia ogni attività connessa con la mia associazione culturale di Roma. O qualcuno interviene, sostenendo chi finora mi è stato accanto in questa avventura, viene fondata una nuova associazione e si prosegue nella stessa attività con una nuova responsabilità nella gestione, con l’arredo del locale e le attrezzature a disposizione così come le ho organizzate, rispettandone lo spirito che si riferisce anche all’arte infantile... Oppure dall’1 gennaio lascio il locale in chiusura finché non si trovano le persone in grado di subentrare.

Dopo vent’anni...
Mi piange il cuore. Sparisce un cinema delizioso, una carezza alla solitudine del cittadino. Dal 31 dicembre in poi non c’è programma. Cinema fermo, chiuso, in standby.

Quanto tempo si dà per trovare una soluzione?
Tre mesi. Se nei primi 3 mesi del 2019 non si risolve il problema, chiudo. Porto via i mobili e basta. Non posso più occuparmene in senso burocratico. Voglio pensare al cinema inteso come arte. Io sono un autore, non mi sento nemmeno un regista perché i registi sono marionette del produttore mentre io di un film curo tutto, dalla fotografia al montaggio.

Cosa cerca?
Persone adatte, un gruppo adatto. Di sicuro una persona con le qualità giuste, una mentalità compatibile, idee che mi piacciono, è Ken Damy. Lo stimo. So che è impegnato, che spesso non è a Brescia. Ma sarebbe bello che il discorso che ho avviato potesse proseguire con persone come lui. Cerco gente realmente intenzionata a subentrare, disposta a impiegare il suo tempo. La mia mail è silvanoagosti@tiscali.it: chi vuole mi contatti.

Quali requisiti deve rispettare?
Questo posto è stato aperto per essere un museo dell’arte infantile e per ospitare il cinema vero che non ha un cuscino dove posare il capo. Le multisale stanno a un cinema come lo intendo io come le hamburgherie stanno ai ristoranti. Come se al posto della Cappella Sistina si contemplasse un magazzino. Mi sono sempre opposto all’invasione della logica industriale, del denaro che nasce e si produce per semplificare. Una statua di Michelangelo è eterna. Il grande cinema pure.

Vent’anni. Come sono stati?
Silenti. Ma per una sala di 16 posti abbiamo avuto 1600 iscritti. La città ha risposto. Le istituzioni sono comparse e poi scomparse. L’assessore è venuto a vedere, ha definito il Piccolo Cinema Paradiso come «un sogno» e poi... Svanito. L’assessore. Ma è normale. Io non chiedo niente. Sono pronto a lasciare in comodato d’uso tutto, dalle sedie allo schermo. Purché dall’altra parte ci sia passione vera.

Lei cosa farà?
Cinema, come sempre. Sto promuovendo «Ora e sempre riprendiamoci la vita», il mio nuovo film, in giro per l’Italia. Da Fermo passerò a Urbino. Se l’autore è presente, il pubblico vede più volentieri il film. Poi, certo, i film hanno bisogno di sale.