«Addio piccolo Marco, angelo che ha appena sfiorato la vita»

La piccola bara bianca di Marco è arrivata in chiesa a Costa Volpino alle 14 e 30 per la funzione funebre
La piccola bara bianca di Marco è arrivata in chiesa a Costa Volpino alle 14 e 30 per la funzione funebre
12.01.2019

Una vita consumata in 44640 minuti. Una speranza rimasta vivida 744 ore. Poi il dramma in un secondo che, nei cuori di mamma Denise e papà Andrea, sarà eterno. Un intero paese ieri pomeriggio ha voluto accompagnare il piccolo Marco nel suo triste ultimo viaggio. Silenzio attonito sulla minuscola bara bianca, cinta da candide camelie. Preghiere e singhiozzi, con gli occhi lucidi incapaci di vedere un futuro lontano dall’angoscia provata nelle ultime ore a casa Gentilini. Denise, Andrea e il fratello Alessandro non hanno parlato, tacendo il dolore davanti all’intera comunità che si è stretta intorno alla tragedia. Marco, vecchio trentuno giorni, a casa ne ha passato solo uno, l’ultimo, prima del commiato affidato al Vangelo. «Io sono la resurrezione e la vita - ha recitato il passo di Giovanni scelto e letto per l’addio -. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». Lo ha ribadito con voce ferma don Tiziano Scalmana dal pulpito della chiesa della parrocchia di Corti. «PER MARCO la resurrezione in Dio è iniziata con il battesimo - ha rammentato alla famiglie cercando di lenire il buio dell’anima -. La sua non è una vita trattenuta ma una esistenza offerta al Padre. È un angelo che ha appena sfiorato la vita. La morte è una esperienza che prova tutte le famiglie. Senza eccezione alcuna. Per i genitori sopravvivere ai propri figli e qualcosa di veramente straziante. Una cosa che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla natura della famiglia stessa. La perdita di un figlio è come se fermasse il tempo. Si apre una voragine che inghiotte il passato e il futuro. È uno schiaffo alle promesse fatte per la vita. Noi possiamo solo impedire alla morte di avvelenarci la vita e di farci cadere. In questa fede possiamo consolarci l’uno con gli altri. I nostri cari non sono scomparsi. L’amore è più forte della morte per questo la strada è una sola: l’amore asciugherà ogni lacrima». Incenso, fiori bianchi e il padre nostro recitato all’unisono con le mani aperte al cielo. Marco, 31 giorni dopo il primo respiro, è tornato ad essere solo spirito nei pensieri di mamma Denise e papà. «DOVERTI DIRE ADDIO è difficile - Denise ha affidato al mondo social l’ultimo pensiero per Marco -. Dovermi separare a te cosi presto. Non avrei mai immaginato di doverti vivere così poco piccolo amore mio. È calata la notte, la prima e l’ultima che hai passato a casa. Amore mio non potrò mai scordare con quanta forza ti stringevi a me...». Una folata di vento gelido, lacrime ingenue e passo lento dietro al bianco delle camelie. A Costa Volpino alle 15 e 30 anche il cielo per un attimo si è oscurato ascoltando il tocco buio delle campane. L’abbraccio a Marco è durato un’ora, sessanta minuti in cui si è cercato di celebrare la vita dopo la morte. Il resto rimarrà sepolto con la piccola bara bianca nel cimitero di Pisogne, fino a quando i magistrati di Brescia non scriveranno la parola fine a un dramma iniziato all’improvviso dove doveva nascere la speranza. I magistrati aspettano la relazione dei periti e cercheranno di dare un perché all’ultimo sospiro del piccolo. «Vivere nel cuore di chi ci ama è vivere in eterno - ha ricordato don Tiziano -. Non si può morire mai se l’affetto della famiglia rimane immutato nel tempo. Solo la fede ci aiuta a lenire le ferite e trasformare il dramma in forza per superare i momenti più bui». Lo ha capito Denise, appoggiata al marito Andrea, abbracciata ad Alessandro. Lo hanno capito in paese dove Marco non ha mai potuto vivere ma è stato amato fin dal suo primo giorno di vita. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it