Acqua, la parola passa a 970 mila bresciani

Cinzia Reboni 18.11.2018

Il futuro del ciclo idrico si gioca tutto in 14 ore. Resteranno aperti dalle 8 alle 22 di oggi i seggi per il referendum provinciale sull’acqua che coinvolge 970 mila bresciani. Votando «sì» si chiede che fino al 2045 le risorse idriche debbano essere gestite da una società pubblica, come del resto già stabilito dal 94,6% dei bresciani nella consultazione del 2011, poi disattesa dalle istituzioni. Barrando la casella del «no» si consente che Acque Bresciane apra - previa gara europea - ad un privato, con una quota variabile dal 40 al 49%. «Volete voi che il gestore unico del Servizio Idrico Integrato per il territorio provinciale di Brescia rimanga integralmente in mano pubblica, senza mai concedere la possibilità di partecipazione da parte di soggetti privati?» è il quesito posto dal referendum consultivo. Essendo senza quorum, sarà l’affluenza a pesare in modo più o meno incisivo sulle future decisioni della Provincia e dell’assemblea dei sindaci, chiamati a confermare o meno la scelta di passare ad una gestione «mista». Insomma, tra il sì e il no, a vincere sarà sostanzialmente la percentuale, più o meno alta, dei votanti. Il silenzio che ha accompagnato la campagna referendaria è stato a dir poco assordante. «Abbiamo avuto strumenti limitati per diffondere un’informazione corretta - sottolinea Marco Apostoli nel doppio ruolo di consigliere provinciale e attivista del Comitato Acqua Pubblica -. Molti sindaci hanno boicottato la consultazione: sono una trentina i Comuni che, nonostante le sollecitazioni del prefetto, sono arrivati al giorno del voto senza pubblicare sulla home page del loro sito internet l’annuncio del referendum». Poco o nullo il coinvolgimento dei partiti: «Abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e contare solo sulle nostre forze - spiega Apostoli -: abbiamo organizzato oltre cento incontri pubblici in due mesi e più di 300 occasioni di incontro con i cittadini nei mercati e nei gazebo allestiti nelle piazze». E poi i volantini: anche ieri, in alcune zone della città, gli attivisti li consegnavano ai semafori. Manifesti? Concesse soltanto 5 affissioni in tutta la città, e un solo cartellone davanti alle sedi dei Comuni. Un atteggiamento che Apostoli definisce «penalizzante per noi, ma soprattutto per la democrazia». A SOSTEGNO del «sì» la Diocesi di Brescia, che con una Nota dell’Ufficio per l’Impegno sociale chiede di rispettare l’esito del referendum del 2011 che aveva sancito il no a processi di privatizzazione. Sulla stessa linea le Acli, che attraverso un documento, sottolineano che «l’acqua è un bene prezioso perché qualcuno possa trarne profitto: non perdiamo il controllo». Le Acli analizzano anche la condizione del sistema idrico bresciano «che in molti casi “fa acqua” - ingenti le perdite delle condutture e le situazioni di grave ritardo nella depurazione -, e proprio per questo serviranno cospicui investimenti. Crediamo però che un soggetto pubblico autorevole possa avere la forza di ottenere i finanziamenti e le risorse necessarie, come peraltro stanno facendo molte province lombarde e non, che hanno preferito la gestione in house». Oggi i seggi - 1.172 in tutta la provincia - resteranno aperti dalle 8 alle 22. Per votare bisogna presentarsi al numero di seggio indicato sulla propria tessera elettorale, muniti della sola carta d’identità. Sarà sufficiente barrare sul «sì» se si ritiene che l’acqua debba restare sempre in mano pubblica, oppure sul «no» se si considera favorevole l’ingresso di una parte privata. • © RIPRODUZIONE RISERVATA