A Brescia calano
gli sfratti, non
l’emergenza

L’assessore  Fenaroli e il responsabile di settore Berardelli
L’assessore Fenaroli e il responsabile di settore Berardelli
Magda Biglia09.11.2017

Calano gli sfratti, ma restano una grave piaga sociale. Nel picco del 2014 gli esecutivi furono 789, sono passati a 572 nel 2015, l’anno scorso a 471, quest’anno a 276 in nove mesi, con un brutto mese di settembre. Per affrontare il tema caldo della casa, esiste l’apposito tavolo prefettizio e ci sono le misure di sostegno del Comune, bandi su finanziamenti nazionali che transitano dalla Regione, ma non tutti e non sempre intercettano il bisogno, i soldi avanzano e si utilizzano l’anno successivo per nuovi interventi. Quest’anno, ad esempio, sono a disposizione 700mila euro, di cui solo 200mila sono nuove risorse, il resto sono residui, inutilizzati per mancanza di richieste.

L’OBIETTIVO su cui si è deciso di lavorare con tali risorse è fare prevenzione, agire cioè prima che si debba arrivare alla sofferenza di perdere il tetto e alla fatica dei Tribunali. Impedire insomma la morosità incolpevole, dovuta alla perdita o alla precarietà del lavoro, alla cassa integrazione, a spese mediche particolari, agendo prima che la situazione degeneri e si finisca nelle aule della Giustizia.

Si inserisce in questa politica un bando per 130mila euro approvato alla fine di ottobre, e valido fino al 15 dicembre, rivolto a chi non riesce a pagare il canone ma ancora non ha ricevuto il documento che lo caccia. Ricalca uno simile dell’anno scorso, che aveva soddisfatto una sessantina di domande, aumentando il contributo comunale da mille a 1.500 euro, che possono diventare 2.500 se il proprietario decide di dare una mano abbassando l’affitto o trasformando il canone in concordato. Se si impegna comunque a non alzarlo e a non mandare l’avvocato per un anno, l’inquilino può lanciare l’Sos al Comune per avere quell’aiuto anche momentaneo. Fra i requisiti, servono l’Isee sotto i 15mila euro, la residenza di almeno cinque anni anche di un solo membro famigliare e il debito sotto i 3mila euro, escluse utenze e spese condominiali. La modulistica è sul sito della Loggia e in distribuzione all’assessorato alla Casa di piazzale Repubblica 1.

Questa si chiama «Misura 2» perché segue altra deliberazione di prevenzione, da mezzo milione di euro, partita a settembre e aperta fino al 29 dicembre, che ha già portato a 11 contributi erogati più cinque pratiche aperte. L’obiettivo era anche di sbloccare il mercato dei troppi alloggi sfitti. Nel caso di formulazione di un contratto a canone concordato, il Comune stanzia, in anticipo per garanzia al proprietario 2.500 euro, più una cifra dal 20 al 30 per cento del canone del triennio che verrà poi scalata all’affittuario. In totale chi decide di affittare il suo appartamento, tenuto chiuso per paura dell’insolvenza, riceve una media sui 7mila euro. Alla seconda si aggiungerà fra due mesi la terza misura, sempre adottata per agire prima del nodo sfratto. «Sono tutte iniziative sulle quali sono stati dirottati i soldi del fondo affitti regionale, tolto da Milano con l’esaurirsi del fondo nazionale. Era più immediato, speriamo che, una volta passata l’emergenza crisi, si possa tornare a quella disposizione», commenta l’assessore Marco Fenaroli.

L’auspicio trae qualche speranza dalla decrescita del numero degli sfratti esecutivi che tuttavia non tiene conto di chi non si rivolge all’ente pubblico né degli sfratti ingiunti da coloro che subentrano avendo acquistato l’abitazione finita all’asta, che seguono altra procedura. Il presidente della Corte d’Appello li ha quantificati in una somma annua più o meno simile a quella degli sfratti per morosità. E basta guardare l’elenco degli alloggi banditi per rendersi conto della pesantezza del fenomeno.

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