«È vero l’ho
uccisa io, ma solo
per difendermi»

I carabinieri hanno sigillato il box degli orrori di Gorlago (Bergamo)
I carabinieri hanno sigillato il box degli orrori di Gorlago (Bergamo)
Giuseppe Spatola 21.01.2019

Gli occhi, dietro la benda, devono aver cercato ogni appiglio di luce per dare sagome all’immaginazione. Ma il buio ha inghiottito in un attimo anche il singhiozzo di paura una volta tolta la pezza, messa per assaporare meglio la sorpresa promessa dal «ti amo» scritto da una mano diversa da quella del marito. Così Stefania Crotti, svelata la verità, si è trovata davanti alla «rivale», alla donna che le aveva tolto i sorrisi e carezza del compagno. Nessuna sorpresa, solo stupore per l’essersi ritrovata al buio di un garage davanti alla donna che per mesi aveva evitato in paese, assieme alle voci insistenti e inopportune di una storia consumata durante la crisi ma lasciata alle spalle. Occhi negli occhi, senza possibilità di scansare gli sguardi. In fondo al box, a portata di un passo, Chiara Alessandri sarebbe rimasta immobile, tronfia davanti alla moglie dell’uomo che per un attimo era stato solo suo. «Ciao, finalmente...», il saluto freddo di chi vuole chiarezza subito. Dall’altra parte gelo attonito prima delle parole urlate con veemenza nel chiaroscuro di un garage due metri sotto l’asfalto. «La mia assistita ha spiegato che l’incontro tra le due c’è stato perchè Chiara Alessandri voleva i rapporti personali con Stefania Crotti visto che avevano i figli che frequentavano la stessa scuola e perchè il paese continuava a parlare della relazione tra la mia assistita e il marito della vittima», ha spiegato l’avvocato Gianfranco Ceci, legale della donna fermata. Quello che è successo in quei 10 metri quatri di cemento sarà materia della scientifica. Ma Chiara Alessandri, di fatto, ha già dato la sua versione mostrando impettita i lividi e le escoriazioni di una discussione che è subito degenerata. «Sì, l’ho uccisa - ha ammesso agli investigatori - ma mi sono difesa». L’aguzzina di Stefania Crotti, che ha negato di aver dato fuoco al corpo una volta gettato tra le vigne di Erbusco, parrebbe voler sostenere la tesi della difesa: una volta faccia a faccia nel garage le due donne si sono affrontate non solo verbalmente. E’ certo che Stefania Crotti è stata ammazzata a colpi di pinza e martello, gli stessi attrezzi trovati sotto il cadavere carbonizzato. Ma per l’avvocato l’Alessandri «non aveva alcuna intenzione di uccidere e non aveva premeditato nulla». Come dire che i vibrati mortali, di martello o dell’acciaio della pinza picchiato sulla pelle, sono stati sferrati a difesa dopo una aggressione.

«GLI ESAMI - ha proseguito l’avvocato - dovranno stabilire chi ha impugnato che cosa e in che ordine. L’Alessandri ha ferite chiare che sono state refertate anche dalla Procura. È plausibile, quindi, che tra le due donne alle parole sia seguito altro. E chi ha colpito per primo? Chi ha preso in mano martello o pinza per offendere?». A questo punto quei dieci metriquadri di cemento sepolti sotto la strada di casa Alessandri potranno raccontare la verità sulla morte di Stefania Crotti e sull’aggressione. «L’esame autoptico (che si svolgeranno oggi, ndr) potrà dire di più - ha confermato l’avvocato - mettendo in chiaro come e quando è stato provocato il decesso. Ma la mia assistita nega di aver dato fuoco al corpo. Le certezza è che due famiglie sono distrutte. Il punto è cosa è successo nel garage, tutto ruota intorno a quei pochi metri quadrati e capire quale sia stata la scintilla, cosa l’abbia provocata. Chi ha colpito o tentato di colpire per primo». A confortare il racconto i lividi e i graffi, testimoni muti del dramma finito sulla testa del martello scagliato alla fine di tutto, quando sarebbe stato troppo tardi per fermarsi. Colpi vibrati apparentemente senza coscienza a cui la Procura dovrà dare una sequenza e una logica. «L’ho uccisa - ha ripetuto anche ieri l’Alessandri -, ma solo per difendermi».

giuseppe.spatola@bresciaoggi.it