«Brescia
pattumiera d’Italia:
adesso basta»

A dicembre inizierà la bonifica dal pcb del Campo Calvesi. I lavori dovrebbero essere completati per il 2021 restituendo alla città la storica pista di atletica
A dicembre inizierà la bonifica dal pcb del Campo Calvesi. I lavori dovrebbero essere completati per il 2021 restituendo alla città la storica pista di atletica
Cinzia Reboni13.11.2018

Brescia non è paragonabile alla Terra dei fuochi, ma rischia di diventare la «pattumiera d’Italia». Il concetto - peraltro non inedito - è stato ribadito ieri con toni e sfumature diverse nell’aula della Camera in occasione del dibattito sulla doppia mozione che prende spunto da quella approvata all’unanimità dalla Provincia su iniziativa del consigliere Marco Apostoli.

I DUE DOCUMENTI, uno presentato da LeU e Pd, e l’altro - più rigoroso - griffato dal M5S, potrebbero confluire in un testo unico bi-partisan. Le richieste sono peraltro analoghe, ovvero ottenere dal ministero dell’Ambiente una moratoria di cinque anni sul conferimento dei rifiuti speciali destinati all’incenerimento e ai bacini di smaltimento, e il blocco alle autorizzazioni di nuove discariche. Lo stop è la pre-condizione per monitorare tutti i siti compromessi e redarre un Piano generale di bonifica del territori. Le mozioni chiedono di trasformare in norma nazionale il fattore di pressione, che in Lombardia impedisce di aprire o ampliare discariche in zone già stressate ambientalmente. Il M5S ha esteso i confini della mozione chiedendo un vero e proprio «tagliando» ambientale per il territorio bresciano. Per rafforzare la richiesta i primi firmatari delle mozioni hanno illustrato i dati dell’Ispra. Sul territorio bresciano sono censiti 69 milioni di metri cubi di scorie sepolti in siti autorizzati. Nel 2016 sono state seppellite in discarica 2.578.169 tonnellate di rifiuti speciali, pari al 76,47% di quelli interrati in tutta la Lombardia ed al 21,3% di tutti quelli conferiti in discarica in Italia. Allargando il focus agli impianti di trattamento, e in particolare ai termovalorizzatori, il territorio bresciano si è fatto carico di lavorare, riciclare, seppellire o bruciare dieci milioni e 300mila tonnellate di rifiuti speciali, come macerie edilizie, scorie industriali, fanghi della depurazione, scorie da incenerimento, resti di auto demolite. Materiale solo per il 55% prodotto dalle aziende della provincia. La Lombardia industrializzata produce da sola il 21,8% di questi scarti: 29,4 milioni di tonnellate su 135 milioni. Per dare un’idea delle dimensioni, i rifiuti speciali prodotti sono oltre quattro volte quelli urbani. La platea è monopolizzata dal settore delle costruzioni e delle demolizioni, che vale il 40,6% (54,8 milioni), quasi un terzo proviene dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento, un altro 20% dal settore manifatturiero. In Lombardia vengono gestiti 36,6 milioni di tonnellate di rifiuti (34 non pericolosi).

A BRESCIA LA MAGGIOR parte, intorno ai 5 milioni, viene trattata in trecento fra impianti di recupero di materia, strutture di autodemolizione-rottamazione o frantumazione di veicoli, nell’inceneritore, negli impianti di trattamento chimico-fisico biologico o di compostaggio. Una notevole quantità, si diceva, finisce ancora in discarica. Il termovalorizzatore di Brescia ha incenerito 159.556 tonnellate. Anche qui abbiamo un primato, visto che è l’impianto lombardo che smaltisce la quantità maggiore di rifiuti speciali, l’equivalente del monte scarti bruciati da Piemonte, Veneto, Friuli ed Emilia Romagna. «Le preoccupazioni degli abitanti di Brescia sono legittime, perchè il peso ambientale che grava sul territorio è diventato insostenibile - ha affermato in aula il deputato LeU Rossella Muroni, prima firmataria della mozione presentata con il Pd -. L’aspetto più inquietante è che non si sa nulla dell’attività di smaltimento dei rifiuti prima del 1982. Riteniamo indispensabile congelare le autorizzazioni di nuove discariche in attesa di un’indagine su tutti i siti del passato. Brescia presenta una media di rifiuti per chilometro quadrato di 13 volte superiore a quella nazionale».

ROSSELLA MURONI ha auspicato una commissione speciale per il caso Brescia, «sede di uno dei più grandi termovalorizzatori italiani, area ad alto tasso di smaltimento fanghi e liquami. Questa provincia non può continuare ad essere la pattumiera d’Italia. Il deputato di Liberi e Uguali ha chiesto un riconoscimento normativo nazionale al fattore di pressione ed ha auspicato che i cittadini bresciani non siano abbandonati. «Al Governo e al ministero dell'Ambiente chiediamo maggiore trasparenza nelle informazioni sull’inquinamento e sui rischi per la salute pubblica. La nostra è una battaglia trasversale, e se la mozione del Movimento 5 Stelle risultasse più stringente dettando impegni concreti al Governo, mi rendo disponibile fin da ora a sostenere il documento», ha concluso Rossella Muroni.

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