Prostituzione
minorile, pena
dimezzata

Claudio Tonoli all'uscita del palazzo di giustizia di Brescia
Claudio Tonoli all'uscita del palazzo di giustizia di Brescia
Mario Pari 14.11.2017

Pena dimezzata in appello. Non più sei anni e otto mesi, ma tre anni e quattro mesi. La parziale riforma della sentenza di condanna nei confronti di Claudio Tonoli è arrivata dal termine dell’udienza di ieri in Corte d’appello a Brescia. Una vicenda giudiziaria complessa e altrettanto pesante quella in cui è rimasto coinvolto Tonoli che prende il via da indagini condotte dalla polizia Locale di Montichiari e coordinate dal pm Ambrogio Cassiani, sul fenomeno della prostituzione minorile. Un’inchiesta che nasce dall’inseguimento di un’auto partito dal piazzale del Centro Fiera di Montichiari. Nella vettura un uomo e un minorenne che parlerà poi di rapporti sessuali a pagamento con adulti. E uno di questi adulti risulterà essere proprio Tonoli la cui posizione rispetto ad altre si rivelerà ancora più pesante. Tonoli ha consumato rapporti sessuali con minori pur sapendo di essere malato di Hiv. Nei suoi confronti, per questo era stata formulata anche l’accusa di tentate lesioni, ma è stato assolto per «inidoneità all’azione». Dalla perizia e dalla consulenza della difesa è emerso che la carica infettiva era «pressoché pari allo zero».

IN APPELLO TONOLI, difeso dagli avvocati Enzo Bosio e Mattia Guarneri, è stato condannato per essere stato un «mero» cliente e non per la norma del codice che punisce lo sfruttamento della prostituzione minorile. Rimane inoltre anche la condanna per adescamento di minori. L’avvocato Guarneri ha commentato la sentenza dichiarando: «Ritengo che sia la lacunosità del materiale probatorio a carico del Tonoli sia la contraddittorietà della sentenza di primo grado avrebbero potuto consentire alla Corte di addivenire ad una sentenza assolutoria per tutti i capi di imputazione. Per questo motivo c’è una moderata soddisfazione dinnanzi alla riforma operata con la sentenza odierna: il drastico ridimensionamento della pena e la riqualificazione dei fatti contestati forniscono una visione più aderente alla realtà dei fatti e consentono di superare gran parte delle teorie accusatorie e il clamore mediatico. Ora attendiamo di conoscere le motivazioni della sentenza di appello al fine di valutare l’eventualità di predisporre ricorso per Cassazione».

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