Per produrre un chilo di carne occorrono quasi 6 mila litri di acqua

Gli allevamenti intensivi richiedono grandi risorse idriche
Gli allevamenti intensivi richiedono grandi risorse idriche (BATCH)
C.REB. 11.03.2018

Per la produzione di un chilo di carne di maiale occorrono 5.998 litri d’acqua, 287 per un chilo di patate. Brescia dovrebbe rifletterci. Perché? Perché nella nostra provincia il numero di suini supera quello degli abitanti e la siccità, da contingente, è diventata un fenomeno strutturale. E siccome ad ogni stagione per «dissetare» i 100 mila ettari di superficie agricola coltivata servono 460 milioni di metri cubi d'acqua, il default idrico è dietro l’angolo. A meno di non attuare una rivoluzione culturale e produttiva verso un modello sostenibile e virtuoso - è stato osservato nel convegno di ieri -. Perché tra i suini e la patata c’è un intreccio di spinose questioni che toccano salari e delocalizzazioni, salute, ambiente ed etica della produzione dell’industria zootecnica. ASSODATO che quello dell’allevamento dei maiali è un cardine del Pil bresciano, l’analisi del comparto è lo specchio emblematico dell’impatto ambientale delle grandi concentrazioni di animali di allevamento. La zootecnia bresciana mette di fronte a quello che è il modello europeo i «di massa» ai tempi della società consumistica. Un modello in cui i prezzi si abbassano, spingendo le persone a comprare sempre di più, a scapito di salari, ambiente e condizioni di vita degli animali. Più che allevamenti, si tratta di fabbriche. «Il maiale è inserito fin dalla nascita in un procedimento produttivo che lo priva del normale ciclo vitale e del suo habitat, del suo spazio e della sua stessa natura, dal momento che, ad esempio, gli vengono limati i denti, gli viene tagliata la coda - sottolinea il responsabile delle campagne di Essere Animale, Claudio Pomo -. Le scrofe vivono, si fa per dire, in recinti dove non riescono nemmeno a girarsi. Il loro “ruolo” è esclusivamente quello della riproduzione». OGNI ANNO in Italia si macellano 600 milioni di animali e 525 milioni di polli. «Sono animali “invisibili”, nascosti negli allevamenti intensivi e portati nei macelli, dove non vengono trattati come esseri senzienti - conclude Pomo -. È un “orrore normalizzato”, sancito dalla legge. Ma non possiamo far finta che non esista». Ecco perché sorgono domande spontanee: «È giusto produrre carne in questo modo? - si è chiesto Pomo -. È possibile produrre animali come fossero articoli in serie? È davvero necessario?».