Dietro al business dei rottami
una frode fiscale da 11 milioni

L’ingresso della  caserma della Guardia di finanza di Manerbio
L’ingresso della caserma della Guardia di finanza di Manerbio (BATCH)
12.08.2017

Una volta il Bresciano era la patria del ferro e dei derivati; nel senso che se ne produceva moltissimo e per numerosi impieghi creando una grande occupazione. Oggi la produzione metallurgica è molto ridimensionata, l’occupazione in questo settore ancora di più, e in non pochi casi, purtroppo, il reddito è costruito attorno a truffe più o meno continuate al fisco.

L’ennesimo caso, la notizia dell’ultima «cartiera» emersa dal pozzo profondo dell’economia sommersa arriva da Manerbio, ed è stato scoperto grazie al prezioso e complesso lavoro d’indagine svolto dalla Guardia di finanza della tenenza locale; che ha dovuto estendere la propria attività investigativa anche all’estero.

Le Fiamme gialle hanno messo gli occhi e le mani su un’azienda specializzata nel commercio di rottami metallici, ferrosi e non, scoprendo in sintesi che negli ultimi 5 anni (non è stato possibile risalire a una eventuale attività illegale precedente) il titolare ha frodato il fisco per oltre 11 milioni evitando di versare l’Iva dovuta sulle transazioni effettuate per un ammontare di circa 300 mila euro.

LA TECNICA, ampiamente collaudata e praticata, era quella della false fatturazioni attuate per mascherare acquisti di rottami fatti in realtà sistematicamente in nero. Nel tentativo, alla lunga inutile, di rendere più complessi gli accertamenti fiscali, oltre a utilizzare altre società italiane attive nel medesimo settore, il titolare della ditta manerbiese lavorava anche con una realtà gemella in Ungheria, pronta a fornire al bresciano tutte le fatture false richieste per certificare in realtà operazioni effettuate a costi molto inferiori.

Il recapito ungherese, spiegano dalla Guardia di finanza manerbiese, serviva sia per «triangolare» alcune operazioni, sia per monetizzare operazioni all’estero col successivo ritorno in Italia di denaro contante; ovviamente sommerso ed extra contabilità. In realtà i militari della polizia tributaria non si sono fatti fermare dai confini e dalla distanza, e sono risaliti anche a questo tassello dell’Est europeo del puzzle, e alla conclusione degli accertamenti hanno denunciato per occultamento della documentazione contabile e per l’emissione e l’annotazione di fatture false il titolare dell’attività commerciale manerbiese, ma anche quelli di altre quattro imprese coinvolte in questo grande vortice di carta straccia utile solo ad arricchire i protagonisti del traffico.

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