Energia dalla «forza» del Mella
Il progetto muove i primi passi

L’impianto denominato «Martinoni» dovrebbe sorgere a Milzanello
L’impianto denominato «Martinoni» dovrebbe sorgere a Milzanello (BATCH)
Valerio Morabito05.09.2017

In coda a un’estate nerissima dal punto di vista dell’inquinamento e della siccità, spunta un nuovo progetto di una centralina idroelettrica. Stavolta da realizzarsi non in alta quota o in una delle valli bresciane, ma in territorio di Leno, lungo il basso corso del fiume Mella. La compatibilità dell’operazione è al vaglio della Provincia. L’impianto punta a sfruttare il salto dell’alveo in località cascina Sollevamento, in territorio della frazione Milzanello, dove durante la seconda Guerra mondiale i tecnici del genio militare tedesco avevano modificato il corso del fiume per creare un ponte posticcio.

L’investimento stimato è di 1,91 milioni: la centrale avrà una potenza di 452,06 kW in grado di produrre 3.144.000 kWh all’anno. Il Comune di Leno, nel corso della fase propedeutica alla valutazione di impatto ambientale, aveva evidenziato le sue perplessità, sottolineando che il progetto si sarebbe innestato alla sinistra del fiume e dunque su «un’area agricola di particolare pregio e qualità». Sotto la spinta delle osservazioni dell’ente locale, l’azienda aveva deciso di cambiare sponda, oltrepassando in questo modo il confine di Manerbio. Una modifica sostanziale risultata incompatibile con l’istanza presentata dai privati. Così la società Iniziative Bresciane è tornata all’ipotesi originaria riproponendo l’impianto sulla riva sinistra del Mella.

La centrale sarà alimentata sfruttando il ponte tedesco da una derivazione del vaso Martinoni, che si trova sul lato destro del fiume (che non sarà in ogni caso interessato da opere o interventi).

MA QUALI SARANNO le dimensioni del progetto? Per rispondere alla domanda è sufficiente sottolineare che la portata massima di acqua sarà di 15 metri cubi al secondo e la superficie che verrà occupata dall'impianto è di circa 1700 metri quadri. Altro nodo della questione è la possibile ricaduta in termini di inquinamento. Va detto però che l’impianto sarà alimentato da fonti energetiche rinnovabili e la produzione di rifiuti sarà quindi limitata al consumo di oli.

«Quantità minime, connesse alla lubrificazione dei meccanismi motori», si legge nella relazione allegata alla richiesta di concessione.

Sullo sfondo le perplessità avanzate in generale dalle associazioni ambientaliste che si sono già schierate contro la centrale sull’Oglio a Pontevico e nel parco dello Strone a San Paolo. Il primo progetto è già tramontato, il secondo è ancora in fase di Via.

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