La legionella-killer
diventa
un mistero

La legionella-killer diventa un mistero
La legionella-killer diventa un mistero
Valerio Morabito 12.09.2018

Proprio mentre l’assessore al Welfare Giulio Gallera annunciava nell’aula del Consiglio regionale una flessione della curva del contagio, nella Bassa orientale si registravano altri 17 casi polmonite batterica diagnosticati nelle strutture ospedaliere di Montichiari e Manerbio. Il numero delle persone infettate arriva a quota 256, ma secondo le previsioni degli epidemiologi, nel giro delle prossime 48 ore si taglierà il traguardo dei 300 casi. Delle persone colpite dall’infezione, centonovantasei sono ancora ricoverati. Due le vittime del batterio. Quello che ha ucciso Guglielmina Castelletti, 69enne della frazione Mezzane di Calvisano sarebbe quello della legionella. La notizia è stata diffusa dalla Regione facendo infuriare la famiglia della vittima. «Nessuno ci ha comunicato nulla di ufficiale - afferma il genero Stefano Belli -. Abbiamo letto la notizia sul sito di un giornale on line. Siamo scandalizzati per la mancanza di tatto delle autorità sanitarie. Vorrei inoltre sottolineare che Ats non ha effettuato alcun controllo a casa di mia suocera. Non hanno effettuato campionamenti o analisi microbiologiche sulle condutture idriche o sui pozzi. Ci auguriamo che la magistratura faccia luce su questi aspetti». Stefano Belli è indignato: «Ci è stato sempre ripetuto che solo il referto dell’esame autoptico e dagli accertamenti eseguiti all’Istituto superiore della Sanità di Roma avrebbe dato delle risposte definitive e non prima di 10 giorni». La pensionata era morta nella notte del 7 settembre sull’ambulanza che la stava trasferendo dall’ospedale di Montichiari al Civile. Un decesso inizialmente passato inosservato e solo in un secondo tempo collegato all’escalation di polmoniti. Così, mentre la famiglia si preparava a celebrare il funerale, l’Ats aveva disposto in extremis l’autopsia. La sua cartella clinica e i referti dell’autopsia saranno ora acquisiti dalla procura di Brescia che con il pm Maria Cristina Bonomo ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di epidemia colposa. SONO STAZIONARIE, ma sempre molto gravi le condizioni del 29enne di Roe Volciano ricoverato in coma farmacologico per legionella nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale San Gerardo di Monza. Il giovane è aiutato da un polmone artificiale e se nelle settimane di coma non dovesse avere altri problemi a vari organi dovrebbe farcela. A casa del giovane Ats e la ditta che gestisce le condotte idriche a Roe Volciano hanno svolta un'analisi microbiologica. In sostanza sono stati svolti accurati campionamenti dal lavello della cucina,bagno, rubinetto della doccia, lavanderia e garage. Ma, nonostante le autorità sanitarie continuino a negare un nesso fra l’infezione del 29enne l’epidemia, il sospetto fondato è che il giovane sia stato contagiato nella Bassa. Il giovane lavora a Castenedolo e con quotidianità frequenta nella pausa pranzo un ristorante di Calcinatello. Sempre per legionella da sabato è ricoverato all'ospedale Niguarda di Milano un 57enne di Carpenedolo. Il dipendente di Poste italiane sembra rispondere in maniera positiva alle cure. Migliora anche il 14enne di Castegnato, mentre a causa dell’età avanzata i medici non hanno sciolto la prognosi di una 85enne di Ghedi. Polmonite acuta la diagnosi di entrambi. •

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