L’aggregazione «frutta» oltre 100 euro a cittadino

L’accorpamento dei Comuni garantisce ricchi benefit finanziari
L’accorpamento dei Comuni garantisce ricchi benefit finanziari (BATCH)
11.03.2018

Sposarsi conviene, anche e soprattutto ai medi Comuni. Ma «consumare» il matrimonio è ancora più conveniente. Nel senso che se l’unione tra enti locali garantisce risparmi nella gestione dei servizi e nella spesa complessiva di gestione della macchina amministrativa, la fusione assicura anche maggiori conferimenti statali. A PROVARE a calcolare quanto valgano in termini di minor costi e maggiori entrate le aggregazioni dei Comuni è stato uno studio dell’ufficio nazionale autonomie locali. In caso di aggregazione ogni membro fa diminuire le spese del 4 per cento. L’effetto non è uniforme nel tempo, ma aumenta fino all’ottavo anno dall’entrata in vigore dell’intesa. L’impatto sul risparmio non è quindi immediato, ma dipende dal tempo necessario a realizzare i dovuti cambi organizzativi e strutturali. A regime i minor costi possono raggiungere i 100 euro pro capite. In un’aggregazione di 15 mila abitanti, significa un risparmio di 1,5 milioni. Complessa ma molto più remunerativa l’opzione della fusione. A norma di legge spetta, per un periodo di 10 anni, un contributo straordinario pari al 20% dei trasferimenti erariali complessivamente attribuiti ai Comuni preesistenti. In questo caso un matrimonio tra enti locali per complessivi 10 mila abitanti porta in dote 900 mila euro di maggiori risorse all’anno. Una cifra che, aggiunta ai risparmi sulla razionalizzazione dei servizi, garantisce al Comune frutto delle nozze amministrative qualcosa come 18 milioni di euro spalmati in un decennio. Ma i soldi non sono tutto: a volte prevale l’orgoglio di campanile: emblematico il caso del matrimonio d’interesse tra Ponte di Legno-Temù e Vione clamorosamente bocciato dal referendum popolare.