Una «stanza dei bottoni» per le atomiche

Un Tornado italiano del 6° Stormo in decollo dall’Aerobase di GhediLa ormai «famosa» fotografia con un Tornado italiano di Ghedi, personale americano e una bomba B61
Un Tornado italiano del 6° Stormo in decollo dall’Aerobase di GhediLa ormai «famosa» fotografia con un Tornado italiano di Ghedi, personale americano e una bomba B61
Valentino Rodolfi 10.02.2019

Verrà il giorno, forse non lontano, in cui queste faccende non faranno più notizia: un segreto rimasto ostinato per 50 anni, la capacità di strike nucleare dell’Aerobase di Ghedi, mai ammessa ufficialmente dai governi, non sarà più un segreto, nemmeno «di Pulcinella», e nessuna evidenza documentale farà più scattare nessuno sulla sedia. Ma intanto eccone un’altra, una carta che parla in modo esplicito della capacità «non convenzionale» dell’installazione militare bresciana. È UN ATTO amministrativo datato 14 novembre 2018: roba di due mesi fa. Quasi un preventivo per lavori di idraulica: riscaldamento, ventilazione e aria condizionata per 700 mila euro, destinati a uno dei «centri di comando» all’interno dell’Aerobase. Lavori idraulici molto particolari: risultano far parte di un progetto di adeguamento ai requisiti per la certificazione della «capacità aerea non convenzionale Dca», che nel glossario della Nato indica l’idoneità degli aerei, i Tornado in questo caso, a utilizzare sia bombe convenzionali sia nucleari. I lavori previsti a quel «centro di comando» vengono definiti indispensabile per mantenere quella specifica capacità. L’atto del 14 novembre, una «determina» del ministero della Difesa reperibile sul sito internet, approfondisce la questione: «Il programma di capacità aerea non convenzionale Dca ha una grande rilevanza strategica e operativa - si legge -. Tutte le attività necessarie per il suo mantenimento sono considerate preminenti dalla Forza armata». Si prevedono dunque 700 mila euro di lavori per la «rimessa in efficienza» degli impianti del centro operativo di comando, al fine «del superamento di un’apposita valutazione di un team congiunto Nato/Usa presso la base di Ghedi, avente la finalità di validare la suddetta capacità». Lo stesso appalto per «forniture tecnologiche» riguarda un «adeguamento Cbrn (chimico, batterologico, radiologico e nucleare) delle aree ricovero aeromobili con capacità Dca». Proprio per gli aerei di Ghedi, del resto, un altro documento del 20 giugno fissava 29 milioni di euro di costi per rinnovare la capacità «dual» dei Tornado, per utilizzare armamenti non convenzionali. E per quanto nessuna esplicita ammissione ufficiale arriverà mai, a questo punto non ce ne è quasi più bisogno. •