Scatta la misura anti-stalking per i vicini da incubo di Ghedi

I  carabinieri nella strada della discordia nel quartiere Cave
I carabinieri nella strada della discordia nel quartiere Cave
Milena Moneta 15.04.2018

La potenza della televisione si è fatta probabilmente sentire a Ghedi, e dopo il servizio denuncia messo insieme dal format «Le Iene» anche la Questura si è interessata della situazione da incubo raccontata in prima serata. Arrivando a inquadrare nella categoria dello stalking l’atteggiamento della famiglia Bellotti, gli ormai famosi «vicini da incubo» che rendono difficile la vita delle famiglie residenti in via Cave; delle persone che per raggiungere le rispettive abitazioni devono percorrere un tratto di strada adiacente alla casa dei Bellotti e di loro proprietà. Una necessità, quella del passaggio, che ha scatenato comportamenti persecutori, «soprusi e prevaricazioni nei confronti di vicini di casa obbligati nel tempo a mutare le proprie abitudini di vita», si legge nel provvedimento di ammonimento emesso dal questore di Brescia che la divisione anticrimine della polizia di Stato, in collaborazione con l’Arma dei carabinieri, ha reso esecutivo ieri. NON SI TRATTA di un atto senza ricadute: se la famiglia finita sotto la lente non terrà un comportamento conforme alla legge, evitando qualsiasi «condotta che, attraverso atteggiamenti vessatori o violenti, anche sotto forma di minaccia e molestia, comportino alle parti offese un disagio psicofisico, oltre a un ragionevole senso di timore», le forze dell’ordine potranno intervenire d’ufficio, procedere all’arresto e applicare sanzioni penali. Dunque anche le forze di polizia riconoscono le ingiurie, le angherie e l’aggressività «che hanno provocato un grave e perdurante stato di ansia che ha condizionato pesantemente ogni attività e ogni spostamento della popolazione della via interessata». I Bellotti avevano chiuso la strada con una catena che creava non pochi disagi alle persone anziane e malate, rendendo difficile anche il passaggio di estranei (dal medico al postino, dall’infermiera all’operatore ecologico) all’origine di discussioni, minacce e violenze che si sono protratte nel tempo. Ci sono novità anche sul fronte giudiziario, perchè l’udienza del Tribunale civile del 12 aprile per ricomporre la controversia relativa alla catena è stata rinviata al 17 maggio. Il giudice ha accolto la richiesta degli avvocati dei Bellotti di un rinvio per tentare un accordo extra giudiziale. Ora toccherà ai legali delle parti in causa trovare una soluzione che metta tutti d’accordo. «Dal punto di vista civilistico un accordo è possibile - afferma Domenico Servillo, che con Virginia Gualandi difende le famiglie penalizzate dalla barriera -. La cosa diventa invece più complicata se si vuole includere nell’accordo anche il problema penale, cioè le numerose denunce e controdenunce depositate per stigmatizzare comportamenti poco corretti a danno anche di persone non implicate nella causa civile. Sia chiaro che tutto dipende dalla volontà dei nostri clienti alla quale noi ci atterremo». Insomma: per una soluzione pacifica ci vorrà ancora del tempo, ammesso che i Bellotti siano disposti a cambiare atteggiamento. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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