Contabile israeliano
in carcere
da otto mesi

Ilya Sherman in carcere a Brescia
Ilya Sherman in carcere a Brescia
Francesco Di Chiara 06.12.2018

Parte da Israele per trascorrere la Pasqua sul lago di Garda, ma finisce in carcere a Brescia, in attesa di estradizione. Un contabile cinquantenne israeliano Ilya Sherman, residente in Israele, aveva finalmente realizzato il suo sogno di una vacanza in Italia con la famiglia, per soggiornare in un albergo sul lago di Garda a Pasqua, ma ha trovato i carabinieri ad arrestarlo su mandato dell’Interpol. Non credeva ai suoi occhi: «Com’era possibile? Forse hanno sbagliato persona». Nessun errore. Il mandato era firmato da un giudice russo che ha chiesto l’estradizione per processarlo per truffa internazionale, forse causata dalla ditta per cui ha lavorato come dipendente fino a 10 anni fa. «Non so nulla di quella truffa» racconta Sherman tramite il suo avvocato ad un quotidiano israeliano che ha pubblicato la notizia dell’arresto il 15 novembre. «Ero un dipendente, da otto anni vivo in Israele, voglio tornare nel mio Paese». Ha chiesto subito al console israeliano di attivarsi, ma dopo otto mesi di carcere a Canton Mombello non è arrivata nessuna risposta. Una situazione che la famiglia ha deciso di rendere di dominio pubblico nella speranza che qualcuno si muovi per aiutare Ilya racconta la storia al quotidiano israeliano Israel Hayom. «Sono molto preoccupata - racconta Daria Sherman, la figlia del contabile al giornalista israeliano - mio padre è molto debilitato, soffre del morbo di Crohn, ed in carcere sta male, in una squallida prigione con molta umidità, in un’area con molti criminali, lui si professa innocente e vuol tornare a casa per affrontare il processo che non teme. L’estradizione in Russia è pericolosa, non ci fidiamo, esiste il pericolo che lo costringano con la forza ad ammettere fatti di cui non era responsabile, per aiutare aziende concorrenti vicine al governo russo». Purtroppo la Procura bresciana ha respinto la prima richiesta di far tornare Sherman nella sua Israele, lasciando aperta la via per l’estradizione in Russia. Il contabile rimane dunque nel carcere cittadino in attesa della sentenza definitiva. Avvocato e parenti chiedono con forza il ritorno di Sherman in Israele al più presto, si rifanno alla Convenzione di Parigi del 1957 sul diritto di estradizione nel proprio paese e ricordano una vicenda simile già accaduta nel 2012 quando «il governo italiano rispedì in Lituania un cittadino di quel paese, arrestato in Italia, che la Russia voleva processare ed aveva chiesto estradizione». Un ritorno in patria dunque per Ilya Sherman per motivi umanitari, da risolvere al più presto, con un rapido accordo tra i due ministeri interessati, Italia ed Israele per il rispetto dei diritti umani. Ma se la procedura dovesse essere ancora lunga, visti gli otto mesi già trascorsi, la figlia di Sherman chiede almeno gli arresti domiciliari da trascorrere in un albergo cittadino a sue spese. • © RIPRODUZIONE RISERVATA