Allevamenti, i nuovi orrori del made in Italy

Un caso di cannibalismo immortalato in uno degli allevamentiUn recinto sovraffollato di animali considerati come oggetti
Un caso di cannibalismo immortalato in uno degli allevamentiUn recinto sovraffollato di animali considerati come oggetti
Paolo Baldi 20.05.2018

Negozi e supermercati sono tappezzati di annunci che promuovono la commercializzazione di carni italiane come se il «made in Italy» fosse una garanzia. Poi ci pensano il lavoro giornalistico d’in- chiesta e quello di denuncia animalista, che ogni tanto procedono sullo stesso binario, a dimostrare come talvolta il presunto marchio di qualità nasconda orrori non molto diversi da quelli che si incontrano in tutto il mondo. Basta guardare il video e le immagini registrate nelle settimane scorse nel Bresciano, in due allevamenti di suini della Bassa, da una missione congiunta del quotidiano britannico Daily Mail e dell’associazione antispecista «Essere animali», per rendersi conto di cosa può finire nella filiera di un prodotto di punta del «made in Italy», appunto, come il prosciutto di Parma. Il blitz giornalistico-animalista è avvenuto in una coppia di autentiche «fabbriche di carne» che forniscono la materia prima al celebre marchio, presente nel Regno Unito (ed ecco spiegato il senso dell’inchiesta della testata britannica) con l’esportazione di 300 mila prosciutti e 18 milioni di confezioni su base annua. Fabbriche nelle quali è stato possibile filmare e fotografare decine di maiali morti, ripetuti episodi di cannibalismo, recinti stipati all’inverosimile da suini che vedono la luce del sole soltanto al momento del trasporto verso il macello e molti esemplari alle prese con malattie e infezioni a orecchie, occhi e pelle. Senza dimenticare la sistematica mutilazione della coda degli esemplari, che «avviene senza anestesia sui piccoli appena nati per limitare l’aggressività intraspecifica - come denuncia il Daily Mail -. Peccato che i maiali sfoghino comunque il loro disagio, come documentato dalle nostre immagini, mordendosi a vicenda le orecchie». A completare il quadro, ricordano gli attivisti di Essere animali, la presenza in una delle due super stalle di «scrofe blindate in ristrettissime gabbie di gestazione nelle quali gli animali trascorrono circa metà della loro vita, strutture che in Italia sono legali mentre sono vietate in Gran Bretagna». La nuova denuncia relativa alla carne con il marchio «made in Italy» fa seguito a un’operazione analoga risalente solo a poche settimane fa, portata a termine sempre nella Bassa, anche in quel caso gestita da un quotidiano inglese affiancato però dalla Lega antivivisezione. Identico il quadro emerso, ora sul tavolo dell’Ue. «ABBIAMO già denunciato per maltrattamento degli animali un altro allevamento fornitore del prosciutto di Parma - spiegano i volontari dell’associazione -. Anche in quel caso abbiamo documentato casi di cannibalismo ed esemplari lasciati morire senza cure adeguate. Senza dimenticare il comportamento brutale degli operatori». Tutto ciò avviene all’ombra del grande marchio parmense, collettore di circa la metà dei 9 milioni di suini allevati in Italia. Per capire cosa può nascondersi in un normale acquisto al supermercato è possibile consultare il sito: www.essereanimali.org/prosciuttocrudele/. Il consorzio del Prosciutto di Parma da parta sua ha sempre ripetuto «che nessuno dei 145 conferitori è mai stato indagato o condannato. Gli animalisti facciano i nomi alle autorità degli allevatori scorretti». •