Armi in garage: arrestata mezza famiglia Sallaku

Clamorosi sviluppi nell’indagine dei carabinieri di Breno e Clusone sulle armi custodite nelle abitazioni della famiglia di Gezim Sallaku
Clamorosi sviluppi nell’indagine dei carabinieri di Breno e Clusone sulle armi custodite nelle abitazioni della famiglia di Gezim Sallaku
Mario Pari 12.01.2019

Altro colpo di scena nell’indagine sulle armi detenute dalla famiglia Sallaku a Sale Marasino. Ieri mattina sono state eseguite sette ordinanze di custodia cautelare, 5 in carcere e 2 ai domiciliari. AL CENTRO della vicenda ci sono sempre quelle tre pistole trovate in un’intercapedine dell’abitazione. Il blitz che aveva portato ai primi arresti, per le armi, era scattato la mattina del 5 novembre. Un’indagine dei carabinieri delle compagnie di Breno e di Clusone che nei giorni precedenti aveva portato ad arresti e al sequestro di importanti quantitativi di droga. E tra coloro che erano risultati coinvolti nell’indagine «Reticolo» c’era anche Saimir Sallaku, uno dei cinque fratelli coinvolti. Il 5 novembre però scattò il blitz nella villa di Sale Marasino. E in quell’intercapedine nel garage venne trovata la valigetta contenente le tre pistole. Il ritrovamento ebbe come conseguenza l’arresto per i cinque fratelli. Saimir era già in carcere. Finirono al «Nerio Fischione» anche Gezim, fino a qualche settimana fa presidente del Darfo Calcio, Isuf, Gazmir e Taulant. Quest’ultimo è coinvolto anche nelle indagini sulla droga. Gezim, Gazmir e Isuf tornarono in libertà dopo pochi giorni. Secondo il gip, che aveva convalidato l’arresto, non era possibile applicare alcuna misura cautelare, per le armi ritenendo che gli indizi raccolti non fossero pienamente univoci nel ricondurre il possesso delle armi a tutti i componenti della famiglia. Non solo. A queste valutazioni andò ad aggiungersi una memoria autoaccusatoria di Saimir Sallaku attraverso la quale si assumeva tutte le responsabilità relativamente al possesso della armi. In particolare Saimir Sallaku sosteneva d’aver trovato le armi durante lavori di ristrutturazione di una palazzina a Brescia. Lì le avrebbe prese e portate nell’abitazione di Sale Marasino nascondendole nell’intercapedine all’insaputa degli altri. Dopo la scarcerazione dei tre fratelli non toccati dalle vicende di droga, i carabinieri di Breno e Clusone hanno iniziato a lavorare per «smontare punto su punto» la memoria autoaccusatoria. Ed è emerso così che, secondo quanto riferito da Saimir Sallaku le armi sarebbero state nell’intercapedine a partire dal 2012. Ma quell’intercapedine non sarebbe stata notata da altre forze dell’ordine che in tempi più recenti rispetto al 2012, avrebbero eseguito perquisizioni dell’abitazione. A questo andrebbe poi aggiunta altra attività d’indagine, tra cui intercettazioni. Sarebbe emerso quindi che anche gli altri familiari non potevano non sapere della presenza delle armi. Quindi, l’ordinanza eseguita dai carabinieri con tre arresti in carcere, due notifiche, sempre in carcere e per due donne i domiciliari. Gli interrogatori di garanzia sono stati fissati per lunedì e l’avvocato difensore, Giambattista Scalvi ritiene di poter rappresentare «le ragioni dell’innocenza dei propri assistiti». • © RIPRODUZIONE RISERVATA