Velodromo,
è una corsa
contro il tempo

Situazione delicata al velodromo di Montichiari: rischio chiusura senza un importante intervento alla copertura della struttura
Situazione delicata al velodromo di Montichiari: rischio chiusura senza un importante intervento alla copertura della struttura
Valerio Morabito 16.05.2018

È scattata la corsa contro il tempo per salvare il velodromo di Montichiari. Entro la fine dell’anno - pena la chiusura dell’impianto - dovrà essere risanata la copertura risultata «non idonea» dal check up effettuato dalla task force di tecnici incarica dal Comune di «cristallizzare» la situazione. Fino a dicembre la struttura sarà utilizzabile: salvi dunque i campionati europei di ciclismo in programma a fine agosto. La situazione resta però molto complessa, come emerso dai tre mesi di monitoraggio che hanno evidenziato «danni al telo impermeabile che consentono all'acqua di penetrare all'interno coinvolgendo anche l'isolante termico», spiega l’assessore ai lavori pubblici Beatrice Morandi. I sensori installati per rilevare le vibrazioni e l’impermeabilità della cupola hanno portato alla luce «che il telo in pvc è di spessore limitato. Una circostanza che insieme all'invecchiamento precoce dell’impianto, non permette di garantire la piena funzionalità. Tra l'altro anche alcune saldature non sono state eseguite a regola d'arte», si legge nella relazione. Le perdite d’acqua hanno compromesso una delle piste più veloci d'Europa ed «è chiaro che non si potrà intervenire mettendo delle semplici toppe alla struttura», osservano i tecnici nella loro diagnosi. Il velodromo - al netto della moratoria concessa fino a dicembre - necessita di un radicale intervento di restyling per riallinearsi alle norme sulla sicurezza. «Personalmente non avrei mai investito all'epoca 13 milioni per realizzare quella struttura - osserva Beatrice Morandi -, ma a questo punto bisogna comunque tutelare un patrimonio collettivo».

SUL TAVOLO del sindaco Mario Fraccaro sono giunte tre soluzioni che prevedono la rimozione e lo smaltimento della copertura esistente. «La prima - spiega Beatrice Morandi – realizzata con poliolefine e non ventilata ha un costo non inferiore ad 1,3 milioni di euro. La seconda, con poliolefine e ventilata, ha un costo di almeno 2 milioni di euro, mentre la terza, ventilata con lamina di alluminio, richiede un esborso minimo di 2,5 milioni di euro». Si tratta, al momento, di cifre indicative visto che bisognerebbe aggiungere a tutto ciò anche ulteriori costi legati ai sistemi di controllo per le perdite, integrazioni di elementi di tenuta per superfici trasparenti perimetrali e l'Iva. Prima di compiere questo passo significativo, dal punto di vista economico, il Comune di Montichiari ha deciso di muoversi in due direzioni. Da un lato verranno approfondite le tre soluzioni proposte dai tre tecnici, per provare a capire se esiste la possibilità di intraprendere una strada alternativa e dunque meno dispendiosa per le casse comunali.

DALL'ALTRO LATO, come ha ricordato l'assessore allo Sport Mauro Tomasoni, «l’esecutivo ha avviato contatti sia con la Federazione ciclistica che con la Regione per provare a coinvolgerli nei costi di ristrutturazione del velodromo. Del resto in un clima di austerità diffusa per gli enti locali, il nostro Comune non può sobbarcarsi da solo un investimento del genere». Sullo sfondo resta la speranza di un contributo regionale, per provare a non fare gravare le spese solo sui cittadini di Montichiari: nei prossimi giorni una delegazione del Pirellone effettuerà un sopralluogo sull’impianto. Ma il tempo stringe e se non si troverà una soluzione entro dicembre, il destino del velodromo è segnato.