Serafini rivede Buffon ko
«Ma è un’Italia di gregari»

Matteo Serafini con i figli Luca e Davide ieri sera nel salotto della sua casa a Calvisano
Matteo Serafini con i figli Luca e Davide ieri sera nel salotto della sua casa a Calvisano
Gian Paolo Laffranchi14.11.2017

Stavolta non è il nemico da battere. È il capitano per cui tifare. Ma è nel destino di Matteo Serafini, vedere Gigi Buffon piangere. Stavolta non per una sua tripletta. «No, stavolta è l’apocalisse». Italia-Svezia. Il portiere più forte del mondo, forse di tutti i tempi, costretto alla resa da una squadra di nerboruti scandinavi.

ALMENO quando toccava a Serafini mettere in ginocchio Buffon, e la Juventus tutta, nel suo Brescia c’era gente come Hamsik. «Adesso a qualificarsi al Mondiale è davvero un niente-di-che», si rammarica l’ex attaccante biancazzurro.

Seduto davanti alla televisione nella sua casa di Calvisano, le ha provate tutte per mandare vibrazioni positive all’Italia. Con la sua torcida di tesori in salotto: la moglie Silvia che ha preparato tiramisù e caffè, i piccoli Davide e Luca (5 e 3 anni) più grintosi di Bonucci. E Luna, barboncina minuta che applica il detto mazzoniano: Si marca nella zona… a uomo.

Cresce col passare dei minuti l’adrenalina dell’uomo delle imprese mai viste, di un Brescia-Juventus consacrato alla storia: 3-1, pallonetto, acrobazia e tiro di controbalzo. Bello e possibile. La Juve si aspettava un Brescia di gregari: andò a sbattere contro il Brescia di Serafini.

La Rai gli ha dedicato una puntata di «Sfide», ovunque glielo ricordano ancora. Tre gol a Buffon. Ma Serafini ne ha fatti tanti altri, nelle sue 14 squadre. Undici nel Brescia del 2007, per dire. E «quanti Silvy quest’anno, nel Ciserano? Ah, sì, 4 gol. In 9 partite». Mica male. Media da Caracciolo. Ma anche normale, per un gigante che ha subìto il primo infortunio (distorsione della caviglia) a 38 anni. E che come tecnico ha avuto anche l’ex ct Conte, a Siena. «Pensare che lui aveva preso il suo 4-2-4 da Ventura... Lo considerava un modello. Poi Ventura ha ripiegato sul 3-5-2. Fatico a crederlo». Invece.

In un’Italia senza idee il regista è Chiellini. «Ho giocato con lui nel Livorno: veniva con lo scooter, non aveva la ancora patente... Chiello lo spirito giusto ce l’ha - dice Serafini -. Ma non basta. Mica dobbiamo pareggiare».

Immobile un’occasione ce l’ha. «Peccato! Ma uno come Immobile... si muove - sorride Serafini -: ha bisogno di profondità. Proverei un 3-4-1-2, Insigne dietro le punte».

Secondo tempo. L’amarezza monta. «Che botta, per Darmian: è rigore! Questo arbitro se può ci affossa. Ma noi... due mischie e stop. Non facciamo un tiro in porta. In campo c’è un’Italia piena di gregari». Di Serafini, nemmeno l’ombra.

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