Marino vuole cambiar
musica: «Brescia,
con me sarai rock»

Pasquale Marino, 55 anni, all’arrivo al centro San Filippo per il primo allenamento con il Brescia La stretta di mano tra Pasquale Marino e il direttore sportivo Renzo Castagnini.Il neo tecnico del Brescia debutterà domani col Novara SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia
Pasquale Marino, 55 anni, all’arrivo al centro San Filippo per il primo allenamento con il Brescia La stretta di mano tra Pasquale Marino e il direttore sportivo Renzo Castagnini.Il neo tecnico del Brescia debutterà domani col Novara SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia (DAMATOA)
Vincenzo Corbetta13.10.2017

A Marsala, mercoledì mattina, c’erano 22 gradi, e «io ero in pantaloncini corti, facevo il bagno nel mio mare, ne sentivo la musica. Mica era previsto che fossi qui, due allenamenti e sotto con la partita».

Se il Brescia avrà la leggerezza di Pasquale Marino nel raccontare di sè e della sua nuova avventura, ci sarà da divertirsi. Si sta parlando di un professionista totale, 4 promozioni nel curriculum (una dalla B alla A con il Catania nel 2005-06), qualche battuta a vuoto ma anche la Serie A a certi livelli. E di una persona con un sano senso dell’umorismo e la giusta dose di ironia, la capacità di staccare quando serve («A volte, a una partita di Champions in Tv, preferisco un bel film per far riposare la testa»), personalità («Al presidente ho detto che in distinta voglio 23 giocatori») e pure un bel senso giornalistico: «Sapete dove ho ottenuto il mio primo successo da allenatore in Serie A? A Cagliari contro Cellino».

È il 10 settembre 2006, in Sardegna. Il Catania, guidato da Marino, gioca in A dopo 23 anni. E all’esordio vince grazie a una rete del centravanti Corona, debuttante tra i grandi a 32 anni: «L’ho ricordata a Cellino quella partita - rivela Marino - Mi ha risposto che quel giorno lui non c’era».

IL NUOVO ALLENATORE del Brescia ha firmato un contratto valido fino al 30 giugno 2019. La durata, lunga per il calcio d’oggi, racchiude la filosofia del progetto celliniano: «Quest’anno si semina bene, senza fare il passo più lungo della gamba, poi si cercherà di completare il percorso - sostiene Marino -. Certo, mi aspetta un bel lavoro. Conosco chi ha giocato più spesso, gli altri faccio fatica».

E aggiunge: «La rosa è talmente ampia che, quando mi hanno presentato tutti i calciatori, l’allenamento era già finito... Però, quando si è così in tanti, ne risente la qualità del lavoro. A gennaio bisognerà sfoltire, poi se ci sarà necessità di intervenire, non penso ci saranno difficoltà».

Marino è stato scelto per la vocazione offensivista, Cellino lo ritiene adatto per il calcio rock che tanto gli piace: «Prediligo il gioco offensivo - conferma Marino -, mi ha sempre affascinato il 4-3-3, così si occupa meglio il campo. Ma non sono legato ai numeri. A Frosinone, un anno fa, ho iniziato con un 4-4-2 mascherato e ho finito con il 3-5-2: abbiamo fatto il record di punti in B, ma non è bastato per essere promossi». E stavolta? «In due giorni non stravolgo nulla: per la sfida con il Novara lavorerò sulla continuità».

Torna sulla chiamata di Cellino: «Ho accettato perchè... avevo sonno. Il presidente mi ha contattato a mezzanotte, abbiamo chiuso alle due e mezza: nemmeno con mia moglie ho parlato per telefono così a lungo. Scherzi a parte: Cellino ha un entusiasmo enorme per questo progetto, la sua proposta mi ha convinto anche per questo. E mi piace lavorare in società con una storia e un blasone non indifferenti. A Vicenza ero stato affascinato dal mito di Paolo Rossi, qui ci sono stati grandi allenatori e campioni insuperabili. Avrei potuto aspettare, ma come si fa a dire di no a un club come il Brescia, con la sua storia e ora più forte grazie a Cellino?».

A proposito di Vicenza: il 30 ottobre 2014 Marino lo rileva da Giovanni Lopez al terz’ultimo posto, lo porta al terzo e in semifinale play-off. Repetita... «Tutto è possibile - e Marino si mostra intrigato: glielo si legge nello sguardo -, e ci sono pure un paio di analogie con quella situazione: allora, come oggi, presi la squadra a 2 giorni da una gara. E quel Vicenza aveva 10 punti come questo Brescia, che però ha disputato 3 partite in meno. La situazione è decisamente migliore».

ANCHE PERCHÈ, e scattano i complimenti di rito al predecessore, «Boscaglia ha lavorato bene: lo stimo». Chiaro su chi puntare: «Caracciolo non ha l’autonomia per 90 minuti, ma uno così è un bene anche averlo solo part time».

A Brescia sarà solo: la moglie Katia è insegnante di sostegno; la primogenita Martina, laureata, vive a Roma; l’altra figlia, Giorgia, studia Medicina a Palermo: «Con mia moglie sono sposato dall’88, è felice che sia qui. Mi ha sopportato in casa per 3 mesi: non era abituata».

Con il ds Castagnini è stato a Catania nel ’95: «Giocavo a centrocampo, mi offriva a destra e a manca - ricorda -, diceva che ero lento. Vero, ma ero svelto di testa, avevo il piede, facevo correre il pallone. Però l’allenatore mi faceva giocare sempre, chissà perchè». E sorride.

Benvenuta leggerezza.

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