Juventus sempre più su L’Inter non esce dal buio

05.02.2018

La disastrosa situazione dell’Inter, che galleggia fra Lazio e Roma ai confini sempre più angusti della Champions League, fa più rumore della Juventus «sette bellezze» che ha frantumato il Sassuolo. L’involuzione dei nerazzurri, senza vittorie da 10 partite, arriva da lontano, il segno d’un malessere profondo, tecnico, psicologico che si evidenzia sul campo, ma ha origine nello spogliatoio. È evidente, ad esempio, lo scollamento fra Icardi, il suo seguito e il duo croato Perisic-Brozovic, con quest’ultimo che ha scalciato la panchina dopo la sostituzione nel fallimentare pareggio con il Crotone. Clamorosa anche l’uscita di Zanetti («Io non avrei mai ceduto Nagatomo»), in contrapposizione alla strategia di Ausilio e Sabatini. C’è poi Spalletti in mezzo al guado, incapace di cambiare marcia dopo aver compiuto mirabile nella prima parte della stagione: la difesa, superata appena 18 volte, continua a essere forte, ma l’attacco non funziona da tempo. Superato il livello di guardia. Eppure l’ex tecnico della Roma, anche dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia, si trincera dietro il consueto modulo, i soliti titolari, lo stucchevole tran-tran. Curioso che dia poco spazio a Cancelo e Karamoh, i giocatori con più gamba, o che non lanci a tempo pieno Rafinha. Assurdo poi che continui ad andare avanti con due esterni lasciando Icardi, l’altro ieri Eder, nella tenaglia degli avversari. Di male in peggio. E chi non vuole specchiarsi in questa realtà, faccia attenzione a un paio di dati: l’Inter, che non vince dal 3 dicembre, ha collezionato negli ultimi 8 turni la bellezza di 6 pareggi e 2 sconfitte, ha segnato appena 5 gol (Icardi 2, Vecino ed Eder 1 più un’autorete) ed è piombata a 15 lunghezze dalla vetta. Da retrocessione la classifica: su 24 punti, la Beneamata ne ha ottenuti appena 6. Peggio solo il Chievo. Spalletti ha sbagliato a chiedere pubblicamente risposte dal mercato anche quando era in testa: così facendo ha destabilizzato il gruppo. A sua volta la società, penalizzata dagli acquisti sbagliati di Kondogbia, Gabigol e Joao Mario, non gli ha dato retta trincerandosi dietro il fair-play finanziario e portandogli in dote gente che non sarà presumibilmente riscattata a giugno, cioè poco o niente. Sull’altra faccia della medaglia figura la Juventus, giunta alla settima vittoria consecutiva e pronta a esprimersi al meglio in Champions League. Ma c’è un dato da porre in evidenza, ovvero la rinnovata solidità della difesa che ha incassato appena una rete nelle ultime quindici giornate. Come ai tempi della BBC. L’inversione di tendenza s’è concretizzata quando Allegri, sempre pronto a cambiare le carte in tavola, ha ripreso a schierare 3 centrocampisti. E così sarà anche con il ritorno di Dybala al fianco di Higuain. L’infortunio di Cuadrado, fuori per 2 mesi, è pesante, ma compensato dalla maturazione di Bernardeschi, la presenza di Douglas Costa e il ritorno di Lichtsteiner nella lista Uefa. La goleada inflitta al povero Sassuolo ha permesso alla Juventus di restare a un punto dal Napoli che ha vinto a Benevento con maggiori difficoltà di quanto esprima il risultato. A fronte di una buona manovra offensiva, Sarri s’è infuriato più volte per la facilità con cui gli avversari si sono infilati nell’area partenopea, soprattutto dalla parte di Hysaj, e sfiorato il gol. Cancellato dal Var anche il rigore concesso al Benevento per il calcione di Koulibaly a Costa, ma viziato dal fuorigioco di Sandro nell’azione. Il duello continua. Chissà che non ci siano dei sussulti nel prossimo turno.