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Il Var usato col contagocce riporta il calcio al Medioevo

05.11.2018

Nel podio di giornata, l'Inter si fa preferire a Napoli e Juventus perché ha vinto di goleada senza rischiare alcunché con il Genoa. Invece i partenopei, pur offrendo scorsi di straordinaria bellezza, hanno concesso troppo all'Empoli. I bianconeri hanno addirittura rischiato di subire il pareggio nell'azione che ha immediatamente preceduto il gol del 3-1. Più indietro la Lazio, facilmente vittoriosa sulla Spal. Lontanissima la Roma bloccata sul pari a Firenze dai propri limiti e dal silenzio assordante del Var. Al settimo successo consecutivo, la squadra nerazzurra ha mostrato il volto migliore nonostante le assenze di Icardi, Vecino e Nainggolan, entrato nel finale, giusto in tempo per segnare la rete della manita. Spalletti ha recuperato Joao Mario e Gagliardini lavorando brillantemente sulla testa piuttosto che sulle gambe dei due «desaparecidi». Un mezzo miracolo. La panchina c'è. Ma c'è anche un neo legato alle sanzioni dell'Uefa che, per il fair-play finanziario, ha limitato la rosa nerazzurra a 20 giocatori e costretto l'Inter a rispettare i parametri del 2016-17. Ecco perché Spalletti ha dovuto lasciare fuori dall'Europa Dalbert (22 milioni), Joao Mario (45) e Gagliardini (27) per i costi eccessivi dei cartellini. A Barcellona l'Inter ha giocato con vesti dimesse, domani sera al Meazza ha la possibilità di riscattarsi, probabilmente al cospetto di Messi guarito dalla frattura al braccio. In contemporanea il Napoli farà l'impossibile per battere al San Paolo proprio i parigini che all'andata trovarono il pareggio nel recupero. Il successo è alla portata, ha affermato Ancelotti. Ma per raggiungerlo i suoi uomini dovranno evitare quelle amnesie difensive viste e patite con l'Empoli. Mercoledì sarà il turno di Juventus e Roma. I bianconeri, in difficoltà senza Mandzukic, possono accedere matematicamente al prossimo turno battendo nuovamente il Manchester Utd di Mourinho. A loro volta i giallorossi hanno l'opportunità di ipotecare la qualificazione vincendo a Mosca sul Cska, a patto che giochino in modo decisamente migliore che a Firenze. Ed eccoci al Var che non funziona e, nel modo con cui viene gestito, appare ingiusto. A forza di volerlo depotenziare (vero Collina?), sta perdendo ruolo e credibilità. Per tutta la scorsa stagione gli arbitri designati alla moviola intervenivano per dirimere i casi più spinosi e intricati, adesso possono farlo solo in presenza di errori «chiari, evidenti». A fare da spartiacque questi due aggettivi inseriti a sorpresa alla vigilia del Mondiale in Russia per riconsegnare parte del vecchio potere all'arbitro in campo. Ma non è sempre così. A Milano spettava a Valeri decidere se la giocata di Biraschi, che ha finito per sanare il fuorigioco di Gagliardini nel primo gol dell'Inter al Genoa, fosse volontaria o meno. Invece ha deciso il Var Abisso in compagnia di Giallatini. Sbagliato. Clamoroso poi il pasticcio di Firenze con il Var Orsato (mica un pinco pallino) che non manda Banti a rivedere l'azione del rigore concesso alla Fiorentina. Un rigore inesistente. Il portiere della Roma Olsen non commette fallo su Simeone, neanche lo tocca. E' l'attaccante viola che, nel tentativo di saltarlo, lo colpisce alla testa con il piede. Errore chiaro, evidente: pilatesco il Var. A Bologna l'inesperto La Penna nega due rigori all'Atalanta senza avere l'aiuto necessario da Chiffi e Mondin designati a controllare la partita in tv. Così non c'è giustizia. Cui prodest? Ci risponda Collina che non vuole concedere agli allenatori la possibilità di appellarsi al Var una volta per tempo. Il medioevo è finito da un pezzo.