Il derby degli
Ultras: vince
il buonsenso

La Curva Nord esaurita per il derby del Garda e lo striscione ironico in risposta ai tifosi veronesi. Nessun problema di ordine pubblico, in campo superiorità netta del Brescia sul Verona e successo indiscutibile FOTOLIVEIn stazione i tifosi veronesi hanno lasciato un tappeto di bottigliePer tutta la partita gli Ultras hanno incitato «ordinati» la squadraAmmutoliti  gli Ultras in stazione hanno atteso il loro trenoCon Trenord in ritardo, gli Ultras hanno lasciato Brescia  alle 19Circa 600 tifosi scaligeri sono arrivati in stazione a Brescia e sono stati trasportati allo stadio con bus speciali SERVIZIO FOTOLIVE/FILIPPO VENEZIA
La Curva Nord esaurita per il derby del Garda e lo striscione ironico in risposta ai tifosi veronesi. Nessun problema di ordine pubblico, in campo superiorità netta del Brescia sul Verona e successo indiscutibile FOTOLIVEIn stazione i tifosi veronesi hanno lasciato un tappeto di bottigliePer tutta la partita gli Ultras hanno incitato «ordinati» la squadraAmmutoliti gli Ultras in stazione hanno atteso il loro trenoCon Trenord in ritardo, gli Ultras hanno lasciato Brescia alle 19Circa 600 tifosi scaligeri sono arrivati in stazione a Brescia e sono stati trasportati allo stadio con bus speciali SERVIZIO FOTOLIVE/FILIPPO VENEZIA
Giuseppe Spatola 12.11.2018

Bandiere, birra e «sbirri». A Brescia il derby con il Verona, in una domenica dal ritrovato sapore di serie A, è tutta qui. Una giornata che diventerà memoria per gli annuari, scolpita nei quattro gol del Brescia e sulle bandiere scaligere ammainate prima del triplice fischio. Una domenica perfetta di sport dentro e fuori dal campo. Ne sanno qualcosa gli oltre 300 uomini delle forze dell’ordine che temevano le intemperanze delle due tifoserie. Invece nulla. Grazie al piano di sicurezza e alla «trovata» maturità degli ultras. A fine giornata la voce «scontri-incidenti» è rimasta pagina bianca, vuota di qualsiasi nota. E dire che le premesse perché l’aria tra le tifoserie si potesse incendiare (come avvenuto non più tardi di un anno fa) c’erano tutte. Timori che avevano spinto la Questura a elevare Brescia-Verona al rango di scontro da serie A, almeno per quello che riguarda le misure di ordine pubblico e prevenzione degli incidenti.

IL COMITATO provinciale per l’ordine e la sicurezza aveva previsto una serie di prescrizioni da massima serie, con Mompiano blindato e sigillato fin dal sabato. Divieti di sosta e transito lungo via dello Stadio, piazzale Kossut (in passato già teatro di scontri e assalti), piazzale Vivanti, via Castelli, via Verginella e viale Europa. Poi la stazione assediata da lampeggianti e Digos per accogliere, contenere e scortare i veronesi. Mezzora dopo le 13 e gli autobus speciali si sono caricati di bandiere, sciarpe e cori giallo-blu. Mentre al Rigamonti la Nord già urlava, il lungo serpentone arancione ha attraversato la città strada dopo strada, inanellando ogni singolo incrocio, fino a quella «zona sterile» garantita da new jersey e barriere a ridosso del settore ospiti dello stadio. Stesso trattamento per gli altri veneti arrivati all’Ortomercato dall’autostrada A4 con bus privati e auto. Qui, come in stazione, prima della partita si è pensato solo al bivacco, testimoniato da un tappeto di bottiglie di vetro e lattine abbandonate distrattamente con cura sull’asfalto e nelle aiuole prima di essere inghiottiti dal ventre degli autobus diretti a Mompiano. Lì, con il quartiere che anno dopo anno subisce le partite in silenzio e spera sempre in un colpo di vento della politica (ma questa è altra storia ancora da scrivere), il Rigamonti si è aperto senza guai nè complicazioni. Due rampe e cinquanta gradoni per avere davanti agli occhi solo lo spicchio di stadio riservato. Il fischio d’inizio e nelle orecchie veronesi gli sfottò della nord biancoazzurra che, goliardicamente, ha ironizzato sul «complesso d’inferiorità» bresciano rimasto appiccicato agli spalti scaligeri da un Verona-Brescia del 2013. Sul campo la partita si è accesa prima delle luci artificiali. Dalle curve solo parole, insulti urlati al cielo e i soliti (antipatici) cori contro gli «sbirri celerini». Nulla di più in una giornata che doveva essere di tensione ma che alla fine ha visto prevalere il buonsenso. Brescia e Verona fuori dal campo non si sono fatti male. Anzi. Così la memoria dell’ultimo derby giocato al Rigamonti e segnato dagli scontri è diventata labile reminiscenza. In passato il conto presentato da Brescia-Verona è stato altissimo, con centinaia di auto distrutte o poliziotti feriti. Anche l’ultima volta gli ultras bresciani avevano cercato di intercettare nel prepartita gli autobus scaligeri. Ma le scene da guerriglia urbana si erano registrate nel dopo partita, quando contro le forze dell’ordine arrivarono bottiglie, sassi e due bombe carta.

IERI, INVECE, le mani sono rimaste ad applaudire Tonali o a mandare a quel paese la panchina di Grosso. Da una parte sicuramente merito dell’esaltante vittoria del Brescia che non avrebbe meritato di essere sporcata a bottigliate. Dall’altra la paventata «superiorità» scaligera che si è spenta all’improvviso davanti a una sconfitta palese. Oltre il novantesimo non c’è più stato tempo di guardarsi indietro. A nord i cori felici. A sud la «zona sterile» che non ha saputo però rimbalzare l’amarezza della sconfitta. Sei minuti dopo le diciotto e gli autobus sono tornati in stazione annunciati dal corteo di blindati e agenti in tenuta anti-sommossa. Sulla spianata di via Sostegno la partita ha lasciato spazio alla partenza. Solo una bandiera è rimasta a sventolare tra i seicento forzati del tifo. Il resto è stata silente attesa. Nessun coro. Nessun tentativo di ribellione alla gabbia di agenti predisposta per contenere le possibili intemperanze. Solo voglia di salutare l’amaro Brescia e lasciarsi alle spalle una domenica che pare abbia cancellato il complesso d’inferiorità dei cugini. Minuti interminabili con Trenord capace, manco a dirlo, di tenere in ostaggio i tifosi con i soliti ritardi sulla linea per Porta Nuova. Bandiere ammainate, bottiglie vuote sul marciapiede e «sbirri» che alla fine hanno salutato il servizio a scudi abbassati e manganelli rimasti alla cintura.

giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

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