De Zerbi costretto
all’impresa contro
il suo cuore

Roberto De Zerbi, 39 anni, allenatore del Benevento: ha debuttato con una sconfitta a Cagliari
Roberto De Zerbi, 39 anni, allenatore del Benevento: ha debuttato con una sconfitta a Cagliari
Vincenzo Corbetta27.10.2017

L’ingaggio di Roberto De Zerbi da parte del Benevento contiene un doppio paradosso: De Zerbi, tifosissimo dichiarato del Brescia, vuole lasciare alla sua squadra del cuore la maglia nera di sempre in serie A. È storia, purtroppo: nella stagione ’94-95 2 sole vittorie, 12 punti, 26 sconfitte in 34 giornate, 15 nelle ultime 15.

Per contro Brescia è costretta a tifare contro De Zerbi per non detenere più questo poco invidiabile primato.

IL BENEVENTO ha chiamato in panchina l’ex fantasista dopo i 9 «ko» di fila di Marco Baroni, l’allenatore della storica promozione in A. E il debutto di De Zerbi, mercoledì sera, stava per essere bagnato dal primo, storico punto tra i grandi.

Al 94’, sotto di una rete, il Benevento usufruisce di un calcio di rigore. A trasformarlo è Pietro Iemmello, l’attaccante esploso proprio con De Zerbi. Nel biennio a Foggia, tra il 2014 e il 2016, 66 partite e 40 gol. Sembra una favola: esordio con il primo risultato di sempre in Serie A grazie alla freddezza dell’allievo prediletto.

Ma nell’azione successiva Pavoletti, il giocatore più costoso nella storia del Cagliari (10 milioni di euro), con un’acrobazia aerea manda il pallone là dove il portiere giallorosso Brignoli, ex Montichiari e Lumezzane, non può arrivare: 2-1. E per i campani sono 10 «ko» nelle prime 10 giornate.

De Zerbi e il Benevento non si arrendono: «Bisogna dimenticare da subito e ripartire dalle cose positive ma anche da quelle negative, per imparare dove abbiamo sbagliato - le parole dell’allenatore bresciano -. Ho cambiato assetto perchè ritenevo che i giocatori a disposizione dovessero fare altro. Dopo un solo allenamento, però, non potevo fare di più. Dobbiamo recuperare tutti gli infortunati, che per noi sono tanti e determinanti e poi fare crescere la convinzione nella testa dei giocatori per creare il collettivo. Poi viene la tattica ma bisogna credere nell’impresa».

Riproverà a sbloccarsi domenica all’ora di pranzo, quando al «Ciro Vigorito» arriverà la Lazio.

Quando il Brescia più brutto di sempre collezionava figuracce, De Zerbi aveva 15 anni ed era una promessa del vivaio del Milan. Ma ogni volta che poteva, quando era libero dagli impegni agonistici, andava a Mompiano per tifare. Quell’anno chissà quanto deve aver patito, nonostante l’illusorio 1-1 contro la Juventus di Lippi al «Rigamonti» nella prima giornata, gol di Conte e Schenardi.

DE ZERBI è un allenatore che ama il calcio offensivo. Lo ha fatto nelle 2 stagioni a Foggia, conquistando i play-off in Lega Pro e creando le basi per la promozione in Serie B della stagione scorsa, firmata da Giovanni Stroppa, bresciano d’adozione: originario di Mulazzano (Lodi), da anni vive a Castegnato.

De Zerbi ha cercato di proporre il suo «credo» anche la scorsa stagione al Palermo, con il fiore all’occhiello del successo all’ultimo secondo a Bergamo contro l’Atalanta, il massimo per un biancazzurro doc come lui. Poi una serie di sconfitte e la mannaia di Zamparini.

De Zerbi ci riprova a Benevento, in una situazione che più difficile non potrebbe essere, in pratica un campionato con 10 giornate in meno, partendo da zero. E con un doppio paradosso che nessuno, nè De Zerbi nè i tifosi del Brescia, riuscirà a risolvere. Come fa uno come De Zerbi ad andare contro il Brescia e i tifosi del Brescia a «gufare» De Zerbi?

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