Brescia, ora è proprio
finita: «Nessuno
ci ha sostenuto»

Il direttore sportivo Cristian Peri e il presidente Giuseppe Cesari nell’incontro di ieri FOTOLIVE / Filippo VeneziaLa disperazione delle giocatrici del Brescia femminile al termine della stagione.L’avventura di una gloriosa realtà calcistica è giunta al capolinea FOTOLIVE
Il direttore sportivo Cristian Peri e il presidente Giuseppe Cesari nell’incontro di ieri FOTOLIVE / Filippo VeneziaLa disperazione delle giocatrici del Brescia femminile al termine della stagione.L’avventura di una gloriosa realtà calcistica è giunta al capolinea FOTOLIVE
Vincenzo Corbetta 13.06.2018

Adesso che la cessione del titolo sportivo al Milan è ufficiale, come da comunicato congiunto, è dura abituarsi all’idea che il Brescia Femminile ci sarà ancora, come cercano di convincere (e forse di convincersi) i diretti interessati: «Ripartiremo dal campionato che, con la riforma, si chiamerà Eccellenza ed è l’ex Serie C regionale: abbiamo già definito buona parte della rosa e quasi tutto lo staff tecnico: sono persone che già erano con noi, nei prossimi giorni diremo tutto», assicura il direttore sportivo Cristian Peri. D’ORA IN POI non più le grandi sfide con Juventus e Fiorentina, che valevano per lo scudetto e per le coppe varie, ma i derby con Montorfano e 3 Team. Con tutto il rispetto, non è lo stesso: «Piuttosto che andare avanti senza sapere se avrò i mezzi per concludere la stagione, preferisco chiudere adesso», dice il presidente Giuseppe Cesari. All’incontro che sancisce la fine di un’epoca aurea (2 scudetti, 3 Coppe Italia, 4 Supercoppe: 9 trofei in soli 5 anni), mancano i dirigenti del Milan, che l’anno prossimo giocherà in Serie A al posto del Brescia (allenamenti al Vismara di Milano, partite casalinghe a Solbiate Arno, nel Varesotto, non lontano da Milanello). Peri e Cesari sono al loro posto. Nella angusta e buia stanzetta dell’albergo cittadino scelto per il discorso d’addio anche un tavolo con pizzette, salumi e bevande. Ma non fanno gola, in un momento del genere. «Ero a disposto a regalarla a chiunque, questa società - dice il presidente Cesari -. L’ho proposta anche a Cellino, che ringrazio perché ha rilevato il Brescia maschile. Ma a lui il calcio femminile non interessa. Speravo di aprire un tavolo di industriali, non ci sono riuscito. Ma le colpe delle istituzioni sono gravi. Da 3 anni chiedevo aiuto, si è sempre pensato che, in un modo o nell’altro, ce l’avrei fatta». Invece, stavolta, Cesari tira una riga: troppe spese, si riparte dal basso. E non è per il presidente un campionato da Serie A nelle retrovie: «Se vuoi essere competitivo spendi 100, se vuoi fare una stagione tranquilla ne tiri fuori 50, se vuoi risparmiare richiando di retrocedere arrivi massimo a 10». C’è un passaggio che manca: perché in tempi recenti è stato proposto il rinnovo del contratto all’allenatore Piovani? Non si sapeva nulla dei problemi, il Milan non era all’orizzonte? Alla domanda, rivolta al presidente, risponde il direttore sportivo: «Con Piovani avevamo parlato di accordo biennale già a luglio dell’anno scorso, quando lo avevamo ingaggiato. Ma insieme a lui avevamo convenuto di confermare tutto in gennaio. E infatti ci siamo trovati a cena, sapevamo delle difficoltà, ma il Milan non era ancora all’orizzonte». FINALMENTE risponde Cesari: «A Piovani lo avevamo detto chiaramente: c’era bisogno di sponsor. Pensavamo si potesse superare tutto». Invece, il 27 marzo, ecco il primo incontro con il Milan, «che qualche settimana prima era venuto nella mia azienda per chiedere se potevamo diventare loro fornitori. È partito tutto cos’, io chiesi allora se interessava il Brescia Femminile e, a marzo, quando hanno bussato alla mia porta, gliel’ho aperta». Alla fine, se il Brescia Femminile scompare da certi livelli («L’obiettivo è tornare in B in 3-4 anni», dice Peri) la colpa non è degli industriali («Ognuno con i propri soldi fa ciò che vuole»), ma soprattutto degli amministratori pubblici: del sindaco Del Bono («Poteva fare di più, anche se è stato l’unico a darci una mano concreta attraverso il contributo della Centrale del latte») fino all’opposzione («In tutti questi anni non l’ho mai vista: lo trovo incredibile»). Non c’è traccia di autocritica. Ed è dura abituarsi all’idea che il Brescia Femminile ci sia ancora. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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