«Roberto ha stravinto la sua partita»

La bara di Roberto Clerici portata all’interno della chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in via Milano SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Fabrizio CattinaIl gonfalone del Brescia Calcio al funerale di ClericiAndrea Pirlo in lacrime abbraccia commosso la signora Maria, moglie di Roberto ClericiLa signora Maria tiene  la maglia della Voluntas del suo Roberto
La bara di Roberto Clerici portata all’interno della chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in via Milano SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Fabrizio CattinaIl gonfalone del Brescia Calcio al funerale di ClericiAndrea Pirlo in lacrime abbraccia commosso la signora Maria, moglie di Roberto ClericiLa signora Maria tiene la maglia della Voluntas del suo Roberto (BATCH)
14.01.2018

Vincenzo Corbetta Fiat Voluntas tua, Roberto Clerici. In chiesa è tutto in ordine, tutto perfetto. Come al San Filippo ogni giorno, prima e dopo un allenamento o una partita di campionato, del Trofeo Bresciaoggi: «Roberto era un grande organizzatore, questa cerimonia sembra opera sua», dice don Pippo Ferrari, che celebra il funerale nella gremita parrocchia dei Cappuccini-Sacro Cuore di Gesù. DOMINANO il bianco, il verde e l’azzurro. I colori della Voluntas e del Brescia, i grandi amori calcistici, gli unici di Roberto Clerici, morto nella notte tra mercoledì e giovedì a 75 anni e che da ieri a mezzogiorno riposa nella cappella di famiglia al Vantiniano. Quanti amici aveva, il «papà» della Voluntas, «un uomo che ci ha lasciato autentici capolavori come la famiglia, il lavoro e il calcio», dice don Ferrari durante l’omelia. L’elenco è sterminato. I suoi allievi, innanzitutto. Il più famoso, Andrea Pirlo, arriva in chiesa con grande anticipo, siede tra gli amici storici Tullio Tinti e Roberto Baronio. Il suo volto si riga di lacrime vere, al Vantiniano, quando abbraccia Maria, la moglie di Clerici; i figli Stefania, Cristiano ed Eleonora; il fratello Carlo. Intorno al campione, che sceglie il silenzio («Non me la sento di dire nulla, scusate»), i ragazzini della Voluntas che durante la cerimonia scambiano con lui il segno della pace. Ma il loro pensiero è per chi li stava crescendo in campo: «Roberto era buono, ci insegnava a giocare a calcio e ci dava buoni consigli anche per la vita». Non solo Pirlo e Baronio per l’ultimo saluto a Clerici. Il Brescia è presente con il gonfalone listato a lutto. E con persone di ieri e di oggi. Ci sono la mitica Rosanna Pedrollo e Stefano Gelona; Fabio Torresani e Massimo De Paoli. Don Claudio Paganini è sull’altare, reciterà emozionato la Prima Lettura. LA FAMIGLIA CORIONI: Antonella con il figlio Nicolò e il fratello Fabio. E ancora: Rinaldo Sagramola e Lionello Manfredonia, ex amministratore delegato e responsabile delle giovanili biancazzurre. Gli ex del Brescia: Alessandro Quaggiotto, Daniele Zoratto e Giorgio Pellizzaro. I ragazzi di Clerici come Pecoraro e Tagliani. Persone nel calcio da una vita: Gianni Zanardini, Beppe Spalenza, Dino Della Fiore. E gli amici di sempre come Ugo Armanetti e Gianni Guindani. Ci sono persone che non lo vedevano da anni, eppure alla notizia della sua scomparsa gli hanno voluto rendere un omaggio sentito: «Con Clerici giocavo a calcio alla Pace - racconta Paolo Pellegrini -. Ero un centrocampista alla Tardelli, ma lui mi chiamava Pelè. Non l’ho mai dimenticato, giusto essere qui a salutarlo per l’ultima volta». La chiesa di via Milano è stracolma, ma non c’è caos né brusio. Solo emozione e raccoglimento. Una cerimonia «piena di gioia, come mi ha chiesto la figlia Stefania - rivela don Ferrari -. Roberto la sua partita l’ha stravinta. Vedete questa cerimonia? Sembra l’abbia organizzata lui: è perfetta, solo che lui stavolta è un semplice spettatore». Silenzio assoluto. Chi sta seduto, chi sta in piedi o appoggiati ai muri laterali. I ragazzi della Voluntas e del Brescia sono compostissimi: «Roberto ci ha lasciato qualcosa di veramente bello - prosegue l’omelia -. Grazie a lui abbiamo imparato a vincere ma senza rovinare il gioco agli altri, senza umiliare quelli che perdevano ma, anzi, rispettandoli al massimo. Ha sempre messo al primo posto valori che durano per la vita, come l’amicizia. Non importa se uno ha avuto successo o ha fatto fatica a trovare la propria strada. L’amicizia dura sempre. E Clerici voleva bene a tutti i ragazzi che ha allenato: chi è diventato campione e chi no. E se sul campo trasmetteva tutto questo, chissà ai suoi cari a casa». LA CONCLUSIONE: «Roberto ci ha lasciato 3 capolavori: la famiglia, il lavoro, il calcio». Poi la tumulazione al Vantiniano. Pirlo piange nell’abbracciare la signora Maria, che tiene una maglia biancoverde della Voluntas come se stringesse ancora le mani del marito. Pirlo saluta, intorno a lui un gruppo di ragazzini. La tristezza lascia il posto all’emozione di chi è a fianco del suo campione. Il passato che splenderà per sempre, il futuro alle porte. E questa immagine deve dare agli amici e ai collaboratori biancoverdi la forza di proseguire senza tentennamenti. Fiat Voluntas tua, Roberto Clerici. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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