Non solo stadio:
ecco il piano
Brescia

Eugenio Barboglio 08.10.2018

Non sarà l’appuntamento decisivo, ma un ulteriore passo avanti per capire come e quando Brescia avrà il suo nuovo stadio e magari qualcosa in più. Oggi infatti è previsto un nuovo incontro tra il sindaco Emilio Del Bono e i vertici della società australiana Multiplex, che si è offerta di realizzare il nuovo impianto che dovrà mandare in pensione il vecchio Rigamonti. Un progetto definitivo su ciò che intendono proporre gli australiani ancora non c’è, almeno nel dettaglio. C’è la volontà della Multiplex, che guida una cordata di otto imprenditori, di mettere a reddito un’operazione da cento milioni di dollari con iniziative immobiliari in alcune aree della città per altro già individuate dalla Multiplex. Qui nascono i problemi perché le aree edificabili dovranno essere concesse dal Comune previa l’inevitabile variante al Piano di governo del territorio. E non è detto che le richieste della Multiplex convincano la Loggia, visto che hanno chiesto duecentomila metri quadrati a fronte dei sei/diecimila che almeno all’inizio il Comune si era detto disposto a concedere. Entro dicembre comunque la partita si dovrà chiudere con un sì o con un no: in caso di rifiuto da parte del Comune gli australiani si farebbero da parte e si passerebbe ad un piano «B» che nessuno però ha ancora individuato. Quegli oltre duecentomila metri quadrati che «servono» alla Multiplex dovrebbero essere spalmati in tre aree ben precise. La prima è quella di Mompiano dove dovrebbero sorgere uno stadio da quindicimila posti, un albergo (ma forse anche due), un parcheggio sotterraneo e uno a cielo aperto. Le imprese guidate da Multiplex avrebbero anche l’onere della risistemazione della viabilità lungo via Triumplina. Oltre all’abbattimento del vecchio Rigamonti, area da destinare all’ospitalità alberghiera. LA SECONDA area dovrebbe essere quella di Sanpolino quartiere che ha bisogno di un vero rilancio e dove sarebbe possibile investire. La Multiplex vorrebbe costruirci una torre di vetro e acciaio per ospitare la sede europea della holding e di tutte le altre società che ha deciso di trasferire da Londra in Europa, e segnatamente a Brescia per i problemi legati alla Brexit. Oltre alla torre gli australiani pensano a un campus tecnologico e a un polo industriale per i servizi alle aziende bresciane e non. Una città nella città, sull’esempio di quello che è la Defense a Parigi. Nell’area di Sanpolino sono previsti almeno due alberghi, una multisala cinematografica e una palestra. Almeno per quanto riguarda il progetto iniziale ci sarebbe da sfruttare anche un’area nella zona del Prealpino, dove Multiplex intenderebbe realizzare un campus medico legato all’università. Ma perché Mompiano, Sanpolino e il Prealpino? Perché su un punto nel loro incontro di una decina di giorni fa gli australiani sono stati chiari: tutto quello che viene proposto, pretendono di farlo lungo l’asse della metropolitana. Nell’ultimo incontro la Loggia ha cercato di coinvolgere la Multiplex nei progetti di rigenerazione di alcuni quartieri della città o di aree industriali dismesse, ma ha ricevuto un cortese e secco rifiuto. Tuttalpiù si potrebbe utilizzare qualche altra area, rispetto a quelle indicate dalla Multiplex, ma sempre in zona metropolitana, come Lamarmora o la Volta. E non sembra nemmeno avere qualche possibilità di successo l’idea avanzata da qualcuno di sfruttare tutta l’area utile di Sanpolino per costruirci anche lo stadio. Questo volta il «no» sarebbe venuto direttamente dal sindaco che non sembra tornare sui suoi passi per quanto riguarda Mompiano. Una soluzione che favorirebbe una nuova sistemazione viaria. Ma soprattutto non ci sarebbe poi il problema di cosa fare del vecchio Rigamonti, che non può restare in piedi dopo essere stato abbandonato a vantaggio di un nuovo impianto. A QUALCUNO è anche venuta l’idea di proporre alla Multiplex di utilizzare, almeno in parte, l’area di via Sostegno, che ha il vantaggio di essere vicina alla Stazione ferroviaria e alla metropolitana. I terreni di proprietà del Comune non sarebbero poi molti, circa trentamila metri quadrati, ma gli altri, in mano a privati, potrebbero essere espropriati coinvolgendo magari società e costruttori locali (gli australiani sono favorevoli a questa ipotesi). A questo punto il problema riguarda le intenzioni del Comune che o accetta il business plan della Multiplex o propone soluzioni alternative, che comunque dovranno essere accettate dalla società australiana. Inevitabile sarebbe una modifica al «Pgt» (a Sanpolino una variante pari a 75 mila metri quadrati era già stata approvata dal Consiglio comunale). L’altra questione riguarda lo stadio vero e proprio e chi lo dovrà gestire. C’è una legge sugli stadi che prevede il coinvolgimento delle società sportive, nella fattispecie il Brescia. L’idea è che l’impianto diventi di proprietà del Comune che lo affiderebbe poi in gestione alla società di Cellino. Esattamente come avviene oggi per il vecchio Rigamonti. Come si vede, però, la partita è molto più grande e nonostante un certo ottimismo che aleggia tra i manager della Multiplex non è affatto conclusa. C’è un progetto tecnico dello stadio affidato all’architetto Elvio Brianese e c’è una società costruttrice, la norvegese Snohetta, già contattata dagli australiani, che dovrebbe occuparsi della costruzione dell’impianto. Oggi forse ne sapremo di più. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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