La panchina
trema, Boscaglia
verso l’esonero

Andrea Caracciolo, 36 anni, e Michele Somma, 22, dopo la gara di Vercelli
Andrea Caracciolo, 36 anni, e Michele Somma, 22, dopo la gara di Vercelli (BATCH)
Gian Paolo Laffranchi 12.02.2018

Non ci si annoia con il Brescia. Che può cambiare ancora una volta allenatore.È Massimo Cellino che non trova pace, perché questo Brescia una volta gli piace e quella dopo no. E allora Roberto Boscaglia rischia - forte - di nuovo. Le possibilità di rivederlo in panchina sabato prossimo contro la Ternana sono poche. Una soluzione diversa è nell'aria già in queste ore, tanto che il presidente potrebbe anche far slittare l'allenamento. «Non dormo da due giorni», assicura Cellino, ieri sera al lavoro in sede. E sarebbe facile ripetere la litania del presidente mangia-allenatori che ne cambia un sacco ogni anno come per capriccio. Un modo superficiale di affrontare una questione che riguarda da vicino un Brescia fra i più strani e ondivaghi che si sian mai visti. Potenzialità inespresse, imprese e cali, incostanza non attribuibile alla gioventù (i giocatori esperti in rosa sono diversi).Boscaglia non ha mai convinto Cellino. Che però lo ha richiamato, quando si è convinto che la conduzione di Marino non fosse sufficiente a tenere la squadra sul pezzo in attesa dei rinforzi. Boscaglia i rinforzi li ha avuti (non il regista, ma sta sbocciando Tonali). E qui sta il punto: l'atteggiamento di Cellino, che si aspetta di veder seguite le sue direttive, è diverso adesso che ci sono gli elementi per praticare un tipo di modulo, e a giudizio presidenziale soltanto quello.

Il 4-2-3-1. FA AUMENTARE la rabbia del presidente il fatto che fosse proprio questo, fino all'altro ieri, il modulo preferito da Boscaglia. Cellino si aspettava dopo il mercato una squadra impostata così, con i nuovi esterni nei ruoli d'attacco dietro alla punta, con sostituzioni frequenti che garantissero ricambi e forze fresche. Invece il presidente vede una squadra che in teoria gioca a 4 ma a suo dire in pratica difende a 5. Vede gli investimenti che possono tornare utili lasciati in tribuna (Spalek spettatore con Cellino al «Piola»: «Uno sfregio», secondo Cellino). Vede i rigori affidati a Bisoli, uno dei meno in forma, e Caracciolo unico cambio tecnico (Gastaldello è uscito per infortunio). Sono appunti che si possono condividere o meno, ma appunti, divergenze, nodi tecnici. Non capricci. Nascono anche da una mancanza di fiducia di fondo. Da un feeling che non c'è mai stato.

POTRÀ sbocciare a scoppio ritardato, in extremis, l'intesa fra presidente e allenatore del Brescia? Difficile. Gli scossoni non aiutano, il terzo cambio in panchina in una sola stagione non sarebbe proprio il massimo. E striderebbe con l'idea stessa di una annata interlocutoria. Ma neanche continuare così, da separati in casa, ha molto senso ed è molto produttivo.Mancano 17 giornate alla fine del campionato, e non è per ragioni di scaramanzia che la cosa va sottolineata: la corsa-salvezza è in pieno svolgimento, l'esito non è affatto scontato, la retrocessione un pericolo ancora concreto. Da scampare, ad ogni costo. Poi, a stagione finita, il Brescia dovrà voltare pagina. Perché non è questo il progetto, non sono questi gli orizzonti che aveva in mente Cellino quando ha rilevato il club.La vittoria contro il Parma, solo una settimana fa, sembrava aver fatto imboccare una strada in discesa. Ma sabato a Vercelli il passo indietro è stato evidente, sotto ogni punto di vista. Marino-bis? Difficile. Più plausibile l'arrivo di un traghettatore, chiamato a salvare la stagione senza patemi, seguendo la strada che il presidente ha indicato. Alzare il livello delle ambizioni sarà poi compito di chi arriverà in estate. Un allenatore che dovrà iniziare il prossimo campionato con la fiducia piena del presidente.

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