L’eterna Primavera dei gnari del ’69-70

Il gruppo della Primavera del Brescia ’69-70 durante il ritrovo
Il gruppo della Primavera del Brescia ’69-70 durante il ritrovo
08.11.2017

Una rimpatriata a distanza di 47 anni con il Brescia nel cuore: i ragazzi del 1953 della Primavera che ha disputato il campionato 1969-1970 si sono rivisti dopo tempo per rivivere i tempi vissuti sotto la guida esperta dell’indimenticato Gigio Messora, autentica bandiera biancazzurra, sul campo e in panchina.

L’appuntamento stabilito alla Cantina Montina di Monticelli Brusati è stato molto speciale per coloro che non si vedevano da anni.

I nomi: Adriano Abate, Vincenzo Guerini, Sergio Facchi, Marco Borgioli, Giambattista Pedersini, Ilario Lonati, Ruggero Donati, Carlo Piovanelli, Alberto Aceti, Aldo Martinelli, Maurizio Marmentini, Ezio Scaramuccia, Romeo Ragnoli, Roberto Masini, l’accompagnatore Nino Rossini.

Che la stragrande maggioranza di quell’organico abbia risposto all’appello la dice lunga sull’affetto che li legava allora come oggi. Come in tutte le rimpatriate si è parlato di ricordi. E non sono mancati gli sfottò. Come quando Guerini disse a Martinelli di raddrizzare il piede, o quando Abate pregò il terzino Aceti di dargli la palla sul piede e non alzarla a campanile.

IL CRUCCIO dei ragazzi della Primavera del Brescia del 1953 è stata l’assenza di Walter Soncina, portierone bravo anche con i piedi che ora farebbe le fortune di tutti club che spesso iniziano l’azione con il numero uno. Investito da un’automobile mentre stava percorrendo un tratto di strada in bicicletta, è stato ricoverato al Civile per fratture multiple. Ne avrà per qualche settimana ma il rammarico più grande è non avere rivisto i compagni di squadra di allora. Naturalmente i ragazzi sono andati all’ospedale e Soncina non è riuscito a trattenere le lacrime: «Grazie ragazzi. Siete splendidi. È una gioia avervi rivisto e spero proprio di riabbracciarvi in un’altra situazione. Questa rimpatriata fa bene al cuore e vi abbraccio tutti con grande affetto».

Applausi, la promessa di un altro incontro e poi il drappello ha preso la strada di casa con l’obiettivo di non fare trascorrere altri 47 anni per rivedersi. A.MAS.

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