Illusione Brescia
È suicidio d’autore
in un finale shock

La delusione di Federico Furlan e Alessandro Martinelli. Alle spalle i giocatori del Venezia, ancora increduli.[FOTOGRAFO] FOTOLIVE / Filippo e Simone Venezia, Fabrizio Cattina
La delusione di Federico Furlan e Alessandro Martinelli. Alle spalle i giocatori del Venezia, ancora increduli.[FOTOGRAFO] FOTOLIVE / Filippo e Simone Venezia, Fabrizio Cattina
Vincenzo Corbetta05.11.2017

La conclusione più logica nel modo più incredibile, soprattutto più amaro per il Brescia, che si ritrova in vantaggio a 5 minuti dalla fine con un’autentica magìa di Caracciolo (colpo di tacco su cross di Furlan), ma all’89’ ha già subìto l’uno-due del Venezia: un suicidio d’autore.

Il Brescia nel primo tempo dovrebbe finire seppellito da una valanga di gol, ma viene graziato più e più volte da Marsura e da Moreo, che fanno inorridire 2 bomber campioni del mondo: uno in panchina, Pippo Inzaghi, il loro allenatore; l’altro in tribuna, Spillo Altobelli. Ci fossero loro, davanti a Minelli, sarebbe già finita all’intervallo.

È una sconfitta che brucia, da travasi di bile per tutta la settimana. Ma nessun dramma, please. Non sono certo 2 vittorie di fila, belle, meritate ma anche fortunelle, a decretare il passaggio definitivo da cantiere a squadra. E nemmeno un rovescio, anche se doloroso, a decretare la fine di un progetto. Nella rabbia di questa giornata, ci sono gli aspetti positivi del lavoro di Marino. Ed è sicuramente la volontà del Brescia di giocare comunque a viso aperto, di tenere per larghi tratti il Venezia schiacciato nella propria metà campo e nel secondo tempo di riuscire, in aggiunta, a limitare le sortite altrui di rimessa, che prima dell’intervallo fanno prendere più di uno spavento a chi ha incrollabile fede nel Brescia.

IL VENEZIA è padrone del campo per buona parte del primo tempo e nell’incredibile finale. Una squadra solida, brava a non far giocare, semplice ed efficace nella manovra. Sintetizzando: è superiore.

Il Brescia potrà raggiungerla con il lavoro incessante di Marino, che comunque sta dando qualcosa di diverso e di buono a questo gruppo, al di là dei saliscendi di rendimento (2 sconfitte, 2 vittorie, un’altra sconfitta): la capacità di proporre anche nelle difficoltà, nonostante la superiorità lampante altrui in mezzo e sulle corsie laterali, il ritmo aumentato, la tendenza a verticalizzare più spesso.

Resta quel primo tempo che Marino definisce «da incubo». Al Venezia il Brescia non fa nemmeno il solletico, pur tenendo l’iniziativa per mezz’ora. A centrocampo Bisoli e Martinelli, pur sbattendosi, sono sovrastati da Falzerano e Pinato. E l’ex Bentivoglio è trasformato rispetto all’esperienza bresciana, peraltro buia per tutti in quel periodo.

Casuale che la porta biancazzurra rimanga inviolata per 87 minuti. Nel primo tempo Inzaghi si morde le mani al 6’ (tocco in spaccata di Moreo fuorimisura), al 29’ (sinistro di Marsura, Minelli in angolo), al 37’ (Marsura incespica a due passi dalla porta), al 45’ (paratona di Minelli su tocco ravvicinato di Moreo) e al 46’ (Moreo calcia fuori a porta spalancata dopo aver saltato anche il portiere). Sono 5 nitide palle-gol a fronte di una soltanto, al 13’, per il Brescia: un tocco in mischia di Edoardo Lancini su azione d’angolo e pallone sul fondo.

IL BRESCIA imbarca acqua, ma non affonda. Dopo l’intervallo, debitamente strigliato dal suo allenatore, attacca, tiene il Venezia nella propria metà campo. Crea poco, ma il forcing è continuo. Si cerca di andare oltre i propri limiti, oltre la superiorità avversaria. Ma è ancora del Venezia l’occasione migliore: Marsura (26’) arriva puntuale su un centro di Zampano, ma di testa grazia Minelli, ormai fuori causa. L’unica opportunità biancazzurra capita a Bisoli, che al 34’ gira di destro un cross respinto da Bentivoglio: Audero manda oltre la traversa.

Al 40’ succede l’incredibile, la magìa di Caracciolo, un colpo di tacco che incrocia il pallone e lo manda nell’angolo più lontano, alla sinistra del portiere. Sembra la partita perfetta: Caracciolo segna alla Inzaghi dopo che gli allievi hanno fatto di tutto per far sboccare di rabbia il maestro. Ma proprio sul più bello il Brescia perde la testa. Il simbolo è Somma, che si aggrappa alla maglia di Zigoni in occasione dei 2 gol, quasi cercasse un appiglio per evitare l’irreparabile. Segnano Pinato all’87’ e Falzerano all’89’. Inzaghi in panca esulta come quando castigava le difese di tutto il mondo. Chissà quando i suoi punteri diventeranno micidiali come lui. Intanto anche il Brescia sarà diverso. Più squadra. Ora studia per diventarlo. Qualcosa si vede. Serve pazienza. E che la rabbia passi alla svelta.

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