Il Brescia si spegne
troppo alla svelta
Adesso è buio pesto

Roberto Boscaglia urla tutta la sua rabbia alla squadra, mentre alle sue spalle i giocatori dell’Avellino esultano.
Per l’allenatore un ritorno amaro a Brescia FOTOLIVE / Filippo Venezia, Fabrizio Cattina
Roberto Boscaglia urla tutta la sua rabbia alla squadra, mentre alle sue spalle i giocatori dell’Avellino esultano. Per l’allenatore un ritorno amaro a Brescia FOTOLIVE / Filippo Venezia, Fabrizio Cattina (BATCH)
Vincenzo Corbetta22.01.2018

La cosa più preoccupante? Dopo il gol di Bidaoui, a mezz’ora dal 90’, si vede lontano un miglio che è finita. Si percepisce nettamente. In campo, sugli spalti, nell’aria. Certo, il pubblico di Brescia mica diventa una bolgia se la squadra è in difficoltà. Aiutarla? Giammai. Rumoreggia, fischia, contesta. Butta pure un fumogeno in campo: cui prodest? Nella ghiacciaia brulla e scrostata che è il Rigamonti, anche una giornata luminosa diventa cupa, grigia. Che si vinca (qualcuno lo ricorda ancora?) o si perda. Il problema è che non si vince più, nelle ultime 10 partite è accaduto solo una volta grazie a Vitale, che non è il santo che si celebra il 2 dicembre ma il difensore della Salernitana che con un clamoroso autogol spianò la strada ai biancazzurri. Un colpo di fortuna. L’ultimo.

E ADESSO? Due partite in casa e zero punti contro avversarie come Ascoli e Avellino sono un segnale preciso. Allarmante. Nel frattempo è pure cambiata la guida, da Marino a Boscaglia, ma il Brescia sbanda lo stesso: in partenza contro l’Ascoli, salvo rimettersi in carreggiata nel secondo tempo pur senza risultato; alla distanza contro l’Avellino dopo 45 minuti belli, ma rimasti gli unici della partita. Capitava anche con Marino. Eppure, nel primo tempo, il Brescia sembra beneficiare del ricambio di allenatore. Boscaglia mantiene il 3-5-2, con Ndoj in regia. Non rischia il millenial Tonali (sarebbe stato un bell’atto di coraggio da parte di Boscaglia), per il resto la squadra è la stessa della precedente gestione. E inizia alla grande, con un’occasione sciupata da Torregrossa dopo 42 secondi e altre 3 palle-gol (altre 2 di Torregrossa e una di Caracciolo), fino a quando al 16’ Molina raccoglia un centro basso di Bidaoui, brucia Furlan e porta avanti l’Avellino. La reazione del Brescia è veemente. L’Avellino è sotto assedio, la porta di Radu letteralmente bersagliata. In meno di 60 secondi Torregrossa festeggia la nascita della sua primogenita, Maria Vittoria, con una splendida doppietta: al 27’ in tuffo di testa su centro di Furlan, al 28’ di sinistro su un altro centro di Furlan e allungo decisivo in acrobazia di un avellinese. Manca il timbro dell’Airone, che per poco non arriva al 37’, una ciclonica punizione da oltre 20 metri che Radu devia sul palo interno ma sulla ribattuta ci sono prima i difensori dell’Avellino, i biancazzurri sono fermi, nessuno segue quella traiettoria. Una squadra con la bava alla bocca quel pallone doveva ricacciarlo in gol.

UN SEGNALE premonitore. Il Brescia non c’è. Infatti, dopo l’intervallo, sparisce dalla partita. Sparisce fisicamente, mentalmente. Il 2-2 è un regalo di Ndoj, che nella propria area vicino alla linea di fondo ha la sfera tra i piedi, scivola, da terra cerca di allontanarla, il rimpallo con Furlan favorisce Castaldo, che ringrazia, raccoglie e inchioda Minelli di esterno. Un infortunio può capitare, tra l’altro Ndoj è tra i più positivi del primo tempo. Ma la squadra di Gastaldello, Meccariello, Furlan e Caracciolo, tutti con esperienza da vendere, si squaglia. E precipita. Al quarto d’ora Bidaoui sembra il Tomba dei tempi d’oro, i giocatori del Brescia i pali dello slalom. Uno, due, tre saltati (l’ultimo è Gastaldello) e sinistro a giro sul palo più lontano, fuori dalla portata di Minelli. Fuori dalla portata del Brescia c’è la partita, ormai. Boscaglia passa dal 3-5-2 al 4-2-4 dal 26’, inserendo Longhi e Ferrante per Meccariello e Ndoj. Ma non c’è l’arrembaggio che fa tremare gli avversari. Si può reclamare solo per un clamoroso rigore negato a Torregrossa al 23’: Kresic lo trattiene nettamente su un cross di Furlan, Balice di Termoli vede nulla. Nel finale Castaldo (36’) centra la traversa con un pallonetto, Asensio è il primo ad arrivare sulla ribattuta (non come i biancazzurri sul palo di Caracciolo) ma manda alle stelle a porta spalancata. Al 42’ l’arbitro Balice il rigore lo concede all’Avellino per un fallo di Gastaldello su D’Angelo, evidente ma iniziato mezzo metro fuori dall’area. Difatti cambia idea, anche senza l’ausilio della Var. Non cambia il Brescia, in piena zona play-out. C’è il mercato e la speranza è che basti per sopravvivere.

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