Il Brescia si rialza
ma non decolla
nonostante l’Airone

Il rammarico di Dimitri Bisoli e Andrea Caracciolo dopo un’occasione sprecata dal Brescia contro il Carpi.In Emilia ecco un punto di ripartenza SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia
Il rammarico di Dimitri Bisoli e Andrea Caracciolo dopo un’occasione sprecata dal Brescia contro il Carpi.In Emilia ecco un punto di ripartenza SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia
13.11.2017

Il Brescia si rialza ma non decolla nonostante il volo dell’Airone, stavolta non solo metaforico. Caracciolo si stacca da terra dopo 8 minuti su un cross al bacio di Machin. La sindrome-Venezia resta nella replica del Carpi dopo 4 minuti: stavolta per fortuna resta un unicum. E il primo pareggio della gestione Marino è un pieno di rimpianti.

La ripresa è un lungo ma improduttivo assedio a Colombi. Il Brescia sbatte sui pali, quello casuale da Longhi con un tiro-cross al 21’ e ancora Caracciolo al 24’ con una legnata squassante su punizione. Al «Cabassi» c’è chi giura che quel palo alla destra del portiere tremi ancora a distanza di ore. Il rammarico per la mancata vittoria c’è, di positivo invece il ritrovato spirito della squadra, la voglia di impadronirsi della situazione, di esercitare un dominio completo sul Carpi, che ha grinta e poco più.

IL BRESCIA, guidato da Machin, capisce subito che il modo migliore per stanare l’avversario è far girare il pallone il più velocemente possibile. E alzare i giri del motore col passare dei minuti. I biancazzurri terminano in crescendo, con molta più birra in corpo dei biancorossi, che solo ogni tanto tentano qualche sortita di rimessa, fermata come si deve prima di tutto dai centrocampisti, nonostante il momento un po’ così di Bisoli, ma con Martinelli tuttofare.

Il trio difensivo lascia poco più delle briciole: Lancini è sempre più sicuro e Minelli, magari non impeccabile sul gol di Verna ma sempre attento, ha una capacità fuori dal comune di leggere le situazioni. Nel finale un’uscita in una mischia che poteva diventare rischiosa e la sortita fino alla trequarti per annullare gli effetti di una ripartenza di Carletti valgono quanto due interventi da applausi tra i pali.

Detto tutto questo, perché il Brescia non vince a Carpi? Il primo motivo è che, gol di Caracciolo a parte (contropiede, cross al bacio di Machin e inzuccata in tuffo del bomber), non ci sono altre occasioni limpide su azione manovrata. Il palo di Longhi viene da un tiro-cross, con Caracciolo anticipato di un pelo da Ligi a mezzo metro dalla linea bianca. E il legno disintegrato dal destro dell’Airone è su punizione (fallo di Ligi su Bisoli), quindi da fermo. Squadra ritrovata, però, anche se con gli antichi difetti. A parte Caracciolo, nessuno che trovi il modo di concludere, solo Bisoli all’inizio dell’incontro (7’: sinistro debole dopo un dribbling a rientrare su assist al bacio di Machin), soprattutto zero occasioni a tu per tu con Colombi. Per contro viene pagata a carissimo prezzo l’unica sbavatura difensiva, la ritardata chiusura su Verna al 12’ del primo tempo. Da una rimessa laterale, Somma di testa anticipa Mbaye, palla a Malcore che salta Martinelli e Lancini e invita alla conclusione dal limite Verna. Minelli non ha nessuna maglia blu a schermare l’avversario.

Si può discutere se il destro di Verna sia parabile o meno e dalla tribuna l’impressione è che il portiere potesse fare qualcosina in più. Però, e si torna ai lati positivi della trasferta emiliana (gramigna con salsiccia, gnocco e tigelle con salumi a parte), è l’unica concessione agli avversari che, nel secondo tempo, solo una volta riescono a entrare con la palla al piede nell’area avversaria e, ogni volta che tentano di imbastire il contropiede, trovano frangiflutti indistruttibili nei centrocampisti e, in seconda battuta, nei difensori biancazzurri.

IL PARI del «Cabassi» è una bella iniezione di fiducia, anche se di 2 punti persi si tratta. E chissà se Marino avesse inserita prima una punta in più. Lo ha fatto solo a 11 minuti dalla fine (fuori Machin, dentro Ferrante) e la spinta aumenta, cresce di ritmo, non però in pericolosità. Il Brescia ha tecnica, la capacità di giocare rapidamente il pallone, un inventore sopraffino (Machin) e un terminale implacabile (Caracciolo). Vanno messi nelle condizioni di far male alle difese. In Emilia lo hanno fatto dopo 8 minuti ed è stata luce negli occhi di chi ha sangue biancazzurro nelle vene. Per il Brescia, dopo il disastro con il Venezia, contava rialzarsi. Per il decollo sarà per la prossima volta, al Rigamonti contro lo Spezia, quando si spera sia l’Airone a spalancare le ali e non Gallo a cantare.

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