Il Brescia sfata anche l’ultimo tabù con il tris e resta saldo sul trono

Enrico Alfonso e Daniele Gastaldello  portano in trionfo Stefano Sabelli al termine della gara contro il Carpi.SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Fabrizio Cattina
Enrico Alfonso e Daniele Gastaldello portano in trionfo Stefano Sabelli al termine della gara contro il Carpi.SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia, Fabrizio Cattina
Vincenzo Corbetta 10.02.2019

Stavolta l’urlo «salutate la capolista» echeggia nella serata di Mompiano, fresca ma non gelida. Il secondo posto dura 3 ore, il tempo di prendere atto del Palermo vittorioso a Perugia, di controsorpassarlo e di mandargli un tris di squilli assordanti per il Carpi, vittima di turno. Venerdì sera il Brescia si giocherà parecchio al «Barbera» e chissà se la spinta dei suoi patroni, Faustino e Giovita, avrà un ruolo. «Salutate la capolista», dunque, capace anche di infrangere l’ultimo tabù, il Carpi di quel bel tipetto di Castori (qui nessuno dimentica cosa accadde a Lumezzane nel 2004), mai battuto in 9 precedenti, origine di travasi di bile e umiliazioni assortite. Il Brescia incarta il passato tutto in una volta, lo appollottola, è più forte anche di un arbitro che concede un rigore per parte e ne nega altri due ai biancazzurri per falli su Torregrossa da parte di Pezzi talmente netti da non sembrare possibile che uno possa commetterli. Ancora meno è non punirli, ma Illuzzi di Molfetta lo fa, confermando che nel calcio tutto può accadere finché anche in serie B non ci sarà la Var, la moviola in campo di biscardiana memoria. CORINI, a proposito di rigori, ha chi li segna e chi li para. Donnarumma dal dischetto è implacabile e rompe il ghiaccio; Alfonso, sul 2-1, si conferma ipnotizzatore e, come fece all’andata con Jelenic, stavolta vola sulla botta di Arrighini, che al «Cabassi» aveva firmato l’1-1. Ma tutte queste sono chiacchiere. Il Brescia continua a vincere, scrive 10 giornate finalmente d’oro (7 vittorie, 3 pareggi) e sono 10 pure le gare servite per liquidare il Carpi, rinforzato al mercato e, va detto, messo in campo dal suo allenatore, che bravo lo è, con ordine e idee. Ma non bastano con questo Brescia che ormai detta il copione di ogni recita a piacimento. Aumenta il ritmo e lo diminuisce, non si chiude mai per scelta anche perché non è e non sarà mai un mostro di impermeabilità. Lo è, invece, di prolificità, 49 reti in 22 partite. Ci si diverte a vedere il Brescia, si gode a sapere che tanto il gol arriverà e agli avversari qui non ne bastano 4 (vero Spezia), figurarsi uno solo, di Rolando, al 22’ del primo tempo, 3 minuti dopo il rigore trasformato da Donnarumma e concesso per una trattenuta dello stesso Rolando su Ndoj, che lo brucia su cross dalla destra di Sabelli. IL BRESCIA è primo della classe non per caso, e chi la pensa diversamente è smentito dai numeri. Basta vederlo in azione dal vivo. Gioca costantemente in verticale, l’azione si sviluppa sempre con la precisa intenzione di avvicinarsi alla porta. Che brutti ricordi i giocatori «re» dei passaggi utili (a pochi metri e in orizzontale), gli allenatori che predicavano di partire da dietro con la manovra, poi magari dopo una ragnatela stucchevole di fraseggi non si approdava a nulla. Qui il centrocampista apre sulla fascia per chi sta correndo verso il fondo, non appoggia a chi è al suo fianco. L’azione del 2-1 è emblematica: c’è un pallone respinto dalla difesa del Carpi, Tonali sulla trequarti fa due passi per anticipare il tackle di un avversario ma non si porta avanti il pallone ma verticalizza di prima. Ha già visto che c’è un corridoio libero e in fondo a quel corridoio c’è Donnarumma attorniato da tre avversari, spalle alla porta. Il centravanti non cerca lo sfondamento e non aggancia il pallone: lo gioca immediatamente verso sinistra. La scelta del bomber si perderebbe se Ndoj, che all’inizio dell’azione sta 10 metri fuori dall’area, non fosse scattato intuendo lo sviluppo della trama. E quando riceve il pallone da Donnarumma, l’albanese è solo davanti a Piscitelli e lo supera con un mancino dal basso verso l’alto. Questo è il Brescia. Non è solo Donnarumma implacabile o Alfonso pararigori; o Tonali da categoria superiore e il «deb» Martella mancino di lusso. È anche chi subentra e mette il suo mattoncino. Solido, come Dessena e Gastaldello, o di classe, come Tremolada: l’assist con cui manda Donnarumma a segnare il 3-1 oltre il 90’ è un gioiello che splende nella serata di Mompiano, fresca e mai gelida. Il Brescia di Corini così fa sembrare le partite. Di ghiaccio, semmai, è l’attitudine consolidata a governarle, a gestirle, a chiuderle. Sì, salutate la capolista. • © RIPRODUZIONE RISERVATA