Il Brescia non rischia e fa un altro passo verso la salvezza

Il gesto di stizza di Andrea Caracciolo, con il pallone in mano, subito dopo la fine: ma la salvezza è più vicina
SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia e Fabrizio Cattina
Il gesto di stizza di Andrea Caracciolo, con il pallone in mano, subito dopo la fine: ma la salvezza è più vicina SERVIZIO FOTOLIVE / Simone Venezia e Fabrizio Cattina
Vincenzo Corbetta 22.04.2018

La ragion di stato prevale sempre su tutto. Sarà il primo caldo della stagione, sarà che Brescia-Cesena è di una noia unica ma ciò che resta è il punto in più in classifica, il sesto risultato utile consecutivo, il passettino che avvicina al traguardo della salvezza. Il margine sulla zona play-out rimane di 7 punti. Questo conta, alla fine. La salvezza resta l’obiettivo e averlo quasi centrato a 5 giornate dalla fine è un risultato corposo, se si pensa alla storia tribolata di questa stagione, tra cambi estivi di proprietà, strategie di mercato in più tempi con una rosa arrivata ad avere la mostruosità di 36 giocatori, avvicendamenti e ritorni di allenatori. La partita offre poco e quel poco lo si deve all’arbitro Pinzani di Empoli. Chissà se il caldo vale anche per i fischietti, ma negare 3 rigori del genere (uno al Cesena nel primo tempo, 2 al Brescia in pieno recupero) fa capire che non è giornata. Importa che l’aver scelto di limitare i rischi al minimo faccia contento soprattutto il Brescia, che si mantiene abbondantemente fuori dalla mischia. AL CESENA, soprattutto al suo allenatore Castori, che continua a essere fischiato dagli «svizzeri» del parterre (c’è chi non dimentica, oh yes), viene imputata la mancanza di coraggio. Il pari, alla fine, inguaia ancora di più i romagnoli, che l’anno scorso diedero un bel contributo alla salvezza firmata Cagni: alla penultima giornata, pur già salvi per i risultati del pomeriggio, in posticipo vinsero a Trapani, condannato la settimana successiva dalla sconfitta al Rigamonti. Chissà se nel calcio c’è memoria anche per la riconoscenza, fatto sta che alla fine prevale il non farsi male. Sarà pure per la prima temperatura estiva, i ritmi non sono mai altissimi, le occasioni latitano. Boscaglia sceglie Okwonkwo al fianco di Torregrossa con Furlan trequartista. Ma sia il nigeriano che Furlan rendono meglio da esterni. Chissà se sarebbe finita diversamente, con giocatori schierati nei ruoli prediletti. O allo stesso modo, ma con qualche emozione in più. Niente di tutto questo. Il Cesena osa solo alla fine (conclusione fuori di Laribi al 90’, mancato colpo di testa di Fedele solo davanti a Minelli al 95’) e recrimina per uno sgambetto di Minelli ai danni di Vita (30’ del primo tempo) che dalla tribuna è visibile anche a chi ha gli occhi foderati rigorosamente di biancazzurro. Pinzani è lontano dall’azione e coperto. Si può parlare di vera e propria grazia per la squadra che difende. Il Cesena ne beneficia 2 volte nel chilometrico recupero conclusivo (6 minuti), quando prima Donkor e poi Cascione abbattono Caracciolo in piena area, impedendogli di arrivare su invitanti cross di Curcio. Altri 2 rigori da concedere senza pensarci e in tribuna pure chi vede solo bianconero di Romagna ammette senza esitazioni le irregolarità. MA CHISSÀ cosa avrà visto, o meglio non visto Pinzani: mistero gaudioso che si chiude qui. Alla fine conta solo aver tenuto il Cesena, e quindi la zona play-out, a 7 punti, esattamente la differenza tra il Brescia attuale e quello di un anno fa. E non c’è da invidiare i colleghi e i tifosi del Cesena che guardano con comprensibile trepidazione gli altri risultati, che fanno calcoli, tabelle, proiezioni e possibili combinazioni sul calendario. Il Brescia è fuori da tutto questo, sta vicino al traguardo e chissenefrega se qualcuno ha fatto un pensierino ai play-off ed è rimasto deluso. Dipendeva dal risultato con il Cesena il tempo per fare altre considerazioni, ma qui ce n’è da fare solo una: «Credo che per salvarsi adesso bastino 3 punti», la sintesi finale di Boscaglia. Una vittoria o 3 pareggi. Cosa sono? Ma non bisogna cullarsi sugli allori. Il Brescia sa cosa vuol dire soffrire, trovarsi sul ciglio del burrone. Meno di un mese fa era in zona play-out (24 marzo, dopo lo 0-3 di Bari) e non ha alcuna intenzione di riprecipitare nella melma, dopo esserne uscito a passo da promozione diretta (12 punti nelle ultime 6 gare). La sfida contro il Cesena è noiosa, l’arbitro non all’altezza, come la formazione iniziale scelta da Boscaglia. Peccato veniale rispetto all’obiettivo che sta per essere centrato. Alla fine la ragion di stato prevale su tutto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA