Il Brescia e l’Ascoli,
doppia condanna
Ora il terzo appello

Caracciolo deluso, Ascoli in festa: una scena che, è l'augurio, venerdì non si dovrà ripetere sul terreno di gioco di Ascoli
Caracciolo deluso, Ascoli in festa: una scena che, è l'augurio, venerdì non si dovrà ripetere sul terreno di gioco di Ascoli
Sergio Zanca 16.05.2018

L’Ascoli, l'avversaria di venerdì nell'ultima di campionato, ha orientato per due volte il destino del Brescia verso l’inferno. Lo ha infatti condannato ad altrettante retrocessioni, senza possibilità di appello. Prima è accaduto allo stadio Del Duca, il 24 maggio ’81, poi al Rigamonti il 10 maggio ’87. La speranza è di tenere chiusi nell'armadio i fantasmi del passato. Nell’81, in serie A, all’ultima giornata, il Brescia coglie il primo pareggio ad Ascoli. Si ritiene che lo 0-0 possa valere la salvezza, e invece si trasforma in una Caporetto, perché la formazione di Alfredo Magni inciampa nella classifica avulsa, appena entrata in vigore, e non realmente compresa. Col risultato di ruzzolare in B. Il presidente è Sergio Saleri, il general manager Nardino Previdi.

LA SETTIMANA precedente, il 17 maggio, il Brescia aveva battuto 1-0 il Como di Riccardo Marchioro e del direttore sportivo Cecco Lamberti, con un gol rifilato dall’attaccante Sella al portiere William Vecchi. Con Pistoiese e Perugia già retrocesse, manca solo un altro nome. Classifica aggiornata: Ascoli (guidato da Carletto Mazzone), Avellino (di Luis Vinicio) e Brescia 24, Udinese (di Enzo Ferrari) e Como 23. La vittoria è ancora premiata con due punti. I biancazzurri pensano che il più sia fatto, e che un pareggio al Del Duca nel 90’ conclusivi equivalga a manna dal cielo, sufficiente per rimanere in A. Il Brescia va in ritiro a San Benedetto del Tronto, in un albergo di proprietà di Costantino Rozzi, presidente dell’Ascoli. Una sorta di patto di non aggressione. La partita si trascina stancamente, non un affondo, e nemmeno un tiro in porta. Zero a zero. Da una parte Malgioglio, Podavini, De Biasi, Venturi, Salvioni, Penzo; dall’altra Gasparini (di Bedizzole), Boldini (di Ghedi), Bellotto, Adelio Moro, Anastasi. «I miei giocatori –scriverà Mazzone nel suo libro- non credevano ai loro occhi. Mi guardavano e dicevano: mister, questi fanno melina, non attaccano. E io: sarà 'na nuova tattica. In ogni caso non svejamo er can che dorme». Ma dagli altri campi arrivano cattive notizie: il Como batte 2-1 il Bologna di Gigi Radice, l’Udinese supera il Napoli di Ezio Marchesi all’87’ (rete di Guidolin) e l’Avellino impatta 1-1 con la Roma di Nils Liedholm. Tutte e cinque le avversarie dirette terminano a quota 25. Considerati gli scontri diretti, il Brescia ha la peggiore classifica avulsa, e retrocede. E pensare che, se avesse vinto 2-0 col Como, si sarebbe salvato, condannando i lariani! Ci è sempre rimasto impresso il gelido silenzio sul pullman delle rondinelle (allora usava così: i giornalisti ottenevano spesso un passaggio), fino alla sosta in Romagna, per la cena.

ADDIRITTURA DRAMMATICO il pomeriggio del 10 maggio ’87 a Mompiano, sempre in A. In panchina Bruno Giorgi e Ilario Castagner. Tra i protagonisti Francesco Vincenzi di Bagnolo Mella, Beppe Iachini, il portiere Pazzagli (nelle file dei marchigiani), Occhipinti, Chiodini, Zoratto, Beccalossi. Sblocca Gritti di testa, e nell’intervallo il Brescia è aritmeticamente salvo. Ma un’autorete di Bonometti consente ai bianconeri di operare l’aggancio. A tre minuti dal termine Scarafoni supera Aliboni, ribaltando il punteggio, e spalancando la porta della retrocessione alla compagine di Bruno Giorgi. La domenica successiva, a Torino, contro la Juventus, occorrerebbe un miracolo per mantenere la categoria. Un rigore di Gritti e un guizzo di Iorio consentono di pareggiare i gol di Serena e Brio. Ma al 78’ Ivano Bonetti (di San Zeno) chiude il cerchio, firmando il 3-2 definitivo con un’azione personale, e cacciando in B la sua vecchia squadra. Da Como arriva la notizia della vittoria dell’Empoli, e del sorpasso dei toscani. Il Brescia esce di scena con l’Atalanta di Nedo Sonetti e l’Udinese di Picchio De Sisti. E alla fine Bonetti, minacciato da un gruppo di tifosi bresciani, decide di cambiare città, e va a vivere a Misano, in Romagna.